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Le forze governative e le milizie del generale Khalifa Haftar si stanno dirigendo, oltre che su Tripoli, anche su Derna, la città dell’est della Libia da mesi occupata dalle milizie islamiche dove vi hanno proclamato l’emirato ed introdotto la rigida interpretazione della Sharia. Per questo motivo i vari gruppi presenti a Derna (150mila abitanti), compreso Ansar a-Sharia, si sono coalizzai sotto la sigla del “Consiglio della Shura dei Mujahedeen”. Nei giorni scorsi i jihadisti di Derna avevano dichiarato la loro fedeltà a Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico (Isis).
In una nota diffusa dalla coalizione islamista si legge che “Tutti hanno visto cosa è successo a Bengasi: un disastro, le istituzioni distrutte, le case demolite, le moschee e le università date alle fiamme dalle mani criminali dei sostenitori di Haftar”.
I jihadisti, che hanno sfilato per Derna in parata con uomini, blindati e con le bandiere nere dello Stato Islamico, hanno invitato la popolazione ad unirsi alla lotta: “Siamo con voi nella guerra contro il criminale Haftar e i suoi soldati”.
Il 27 novembre Sarah Leah Whitson, direttore per il Medio Oriente e il Nord Africa di Hrw, ha denunciato che “I miliziani estremisti che controllano Derna in assenza di qualsiasi autorità statale hanno scatenato un regno del terrore contro i suoi abitanti”, con esecuzioni, fustigazioni, taglio della mano ecc.
Haftar appoggia il Governo e il Parlamento “di Tobruk”, con premier Adullah al-Thani, frutto delle elezioni di giugno e riconosciuto dalla comunità internazionale, ma sconfessato dalla Corte costituzionale; si distingue da quello “di Tripoli”, premier Omar al-Hassi, riesumato dai jihadisti dalla precedente Assemblea transitoria, dopo la conquista della città.
Khalifa Haftar, lo ricordiamo, è considerato dai suoi detrattori come un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle Toyota, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.

