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I jihadisti del Daesh (Isis) controllano ormai la città di Sirte, 500 chilometri a est di Tripoli, dove vi hanno introdotto l’emirato fatto delle violenze e delle barbarie che li contraddistinguono: i tribinali e le strutture pubbliche sono stati sostituiti con istituzioni islamiche regolate dalla rigida osservazione della sharia, ed il timore è che, come è avvenuto a Derna, funzionari e magistrati dello stato civile vengano passati per le armi. Uno dei primi provvedimenti è stato quello di mettere mano ai programmi scolastici di diverso grado, obbligando la separazione degli studenti dalle studentesse. Hanno quindi segnato in un registro i commercianti e i settori produttivi, indicando nuovi orari e una diversa tassazione.

Quattro combattenti di Fajir Libya (Alba della Libia, miliziani del governo islamico “di Tripoli”) sono stati uccisi in pubbliche esecuzioni: i testimoni hanno riferito che indossavano le tute arancioni dei prigionieri di Guantanamo e che il corpo di uno di loro è stato crocefisso.

Vi è stata poi la consueta minaccia all’Italia, con un combattente identificatosi col nome di Abu Gandal al-Barkawi che ha lanciato l’appello ad “andare a Roma passando per la Libia, la porta per Roma”.

Il messaggio Twitter mostra immagini con Roma che brucia, ed il testo continua sostenendo che “Le armi degli ottomani sono state lanciate e hanno accerchiato Roma dopo avere conquistato la Libia a sud dell’Italia. Chi vuole prendere Roma e l’Andalusia deve cominciare dalla Libia”.

Da Ammam il generale “di Tobruk” Khalifa Haftar ha garantito in occasione di una conferenza stampa che “Ci stiamo preparando per un’azione militare a Sirte”, e che “livello di preparazione sul campo delle nostre forze armate è buono”.

Haftar, che ha lamentato per l’ennesima volta la sofferenza a causa dell’embargo sulle armi in vigore dal 2011, ha detto che “abbiamo armi a sufficienza, ma se ne avessimo di più saremmo più forti”.