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Il generale Khalifa Haftar ha chiuso ad ogni possibilità di riconoscere il governo di unità nazionale a guida Fayez al-Serraj, frutto delle mediazioni Onu e quindi sostenuto dalla comunità internazionale.
Rispondendo ad un’intervista alla tv Libya al-Hadath, Haftar ha affermato che “non è una questione che mi riguarda” l’eventuale riconoscimenti da pare di “Tobruk” del governo di unità nazionale, poiché “per me è prioritario imporre la sicurezza e la stabilità in Libia”, mentre le decisioni prese dal Consiglio presidenziale guidato dal premier Faez al Sarraj sono “inchiostro su carta”.
al-Serraj, che di recente ha ricevuto un importante carico di mezzi e di armi dall’asse emiratino-egiziano in barba alle risoluzioni Onu, ha di recente attaccato l’Isis a Sirte, certamente per ricavare un proprio ruolo, cosa rifiutata su insistenza della parte “di Tripoli” nelle trattative per la formazione del governo di unità nazionale.
D’altronde la figura di Haftar, che guida i militari e i miliziani di alcune tribù di quello che fino a poco fa era il governo riconosciuto “di Tobruk”, è assai controversa e proprio per questo motivo osteggiata da diverse tribù: i detrattori del generale lo considerano al soldo di Washington, dal momento che nel 1987 venne fatto prigioniero dall’esercito ciadiano in occasione della “Guerra delle Toyota”, per poi essere prelevato dalla Cia e portato negli Usa, dove vi è rimasto fino al 2011. In quell’anno ricomparve in Libia per comandare la piazza di Bengasi nell’insurrezione che ha portato alla deposizione di Muammar Gheddafi.
Riferendosi oggi al governo di unità nazionale, Haftar ha detto che “Non ho mai sentito della formazione di un governo all’ombra del terrorismo, e questo esecutivo fallirà”. Per Haftar il governo di al-Serraj ha fatto troppi compromessi con gli islamisti, mentre la Libia “non sarà che uno Stato laico e non sarà governata militarmente e la dittatura non tornerà”.

