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In seguito ad un agguato che lo ha visto coinvolto con la famiglia, si è dimesso il premier libico Abdullah al-Thani, già ministro della Difesa del governo Ali Zeidan, al quale era succeduto lo scorso 11 marzo dopo che questi era stato accusato di non aver saputo gestire la sicurezza nel paese e la crisi petrolifera.
Attraverso un comunicato al-Thani ha dichiarato di “essere stato vittima di un attacco traditore”; non ci sarebbero state vittime.
Quello di al-Thani era il secondo incarico in meno di un mese, in quanto già lo scorso 8 aprile il governo si era dimesso, salvo poi lo stesso premier ricevere un nuovo mandato.
Nel comunicato al-Thani ha affermato che continuerà comunque a tenere l’amministrazione del governo fino a quando verrà scelto un nuovo premier.
La Libia continua ad essere attraversata da venti di secessione delle macroregioni (Fezzan e Cirenaica), a subire la crisi della produzione di petrolio a causa dei continui scioperi e delle azioni dei gruppi separatisti, a scontare una situazione della sicurezza senza precedenti con omicidi, sequestri ed episodi legati alla criminalità quotidiani, oltre al fatto che le numerose milizie autonome armate di fatto sottraggono il controllo del territorio alla capitale.
Di tanto in tanto spuntano scontri dovuti alle formazioni jihadiste e persino ad intere brigate di fedeli all’ancien regime che vagano incontrollate per il paese.

