di Enrico Oliari

In pochi giorni i militari del governo di unità nazionale, guidati dal brigadiere generale Mohamed al-Ghasri e sostenuti dall’aviazione, sono riusciti ad avanzare su Sirte, roccaforte dell’Isis, costringendo oggi i jihadisti ad abbandonare la sala conferenze Quagadougou, dove avevano il quartier generale, e a ritirarsi verso il centro della città.

Non è chiaro a quale nazionalità appartengano gli aerei che hanno compiuto i raid (in passato erano stati egiziani in supporto ai militari di Khalifa Haftar, cioè “di Tobruk), mentre sono dati “volenti combattimenti” ancora in corso.

In mattinata il generale Seif el Din Beshir, che guida la colonna militare da sud, ha annunciato la liberazione Harawa, cittadina a circa 70 chilometri a Est di Sirte: in aprile i miliziani del Consiglio dei mujahedeen di Derna, altra roccaforte dello Stato Islamico, hanno costretto i jihadisti alla fuga, Ben Jawad è stata liberata dalle guardie degli impianti petroliferi il 31 maggio, Abu Grein è stata presa dai militari del governo di unità nazionale il 19 maggio e sempre ai militari si deve la caduta di Nawfaliyah il 31 maggio, la quale era in mano dell’Isis dal 15 febbraio 2015.

In conferenza stampa al-Ghasri ha affermato che “Sirte sarà liberata nei prossimi giorni e non ci vorranno settimane”, sottolineando che le “milizie si stanno scontrando violentemente con i terroristi, i cecchini di Daesh (Isis) sparano dai tetti”.

Appare evidente che nella corsa per liberare Sirte e quindi sconfiggere lo Stato Islamico stia vincendo il governo di unità nazionale, mediato dall’Onu e guidato da Fayez al-Serraj, e che si è risolta con un nulla di fatto l’offensiva “di Tobruk” guidata dal generale Khalifa Haftar, il quale aveva ottenuto a tal proposito un’importante fornitura di armi e di mezzi dall’asse emiratino-egiziano.

Il governo ed il parlamento “di Tobruk” continuano ad opporsi al riconoscimento del governo di unità nazionale, ma, dopo la tribù di Misurata, continuano a perdere consensi.

Haftar ha tentato in tutti i modi di arrivare a Sirte prima dei militari del governo di unità nazionale al fine di far pesare la propria posizione in vista delle future trattative.

La figura di Haftar non è mai piaciuta a Tripoli e a diverse tribù al punto da non volerlo in nessun governo, poiché viene considerato al soldo di Washington dal momento che nel 1987 venne fatto prigioniero dall’esercito ciadiano in occasione della “Guerra delle Toyota”, per poi essere prelevato dalla Cia e portato negli Usa, dove vi è rimasto fino al 2011. In quell’anno ricomparve in Libia per comandare la piazza di Bengasi nell’insurrezione che ha portato alla deposizione di Muammar Gheddafi.

Per Haftar il governo di al-Serraj ha fatto troppi compromessi con gli islamisti, mentre la Libia “non sarà che uno Stato laico e non sarà governata militarmente e la dittatura non tornerà”. E riferendosi oggi al governo di unità nazionale, ha dichiarato che “Non ho mai sentito della formazione di un governo all’ombra del terrorismo, e questo esecutivo fallirà”.