di Ehsan Soltani –
La portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Marzieh Afkham, ha espresso il “sostegno” di Teheran al piano dell’Algeria volto a favorire la riconciliazione nazionale in Libia.
Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, ha reso nota la disponibilità del suo Paese ad ospitare i negoziati tra le parti libiche rivali.
La Libia un paese nel caos: oltre a dover fare i conti con le spinte secessioniste delle macro-regioni, con la realtà della criminalità organizzata, con i trafficanti di uomini, droga e armi, con i continui scioperi e le azioni dimostrative delle minoranze etniche e persino con la realtà di gruppi di fedeli all’ancien régime, in questo momento si stanno fronteggiando, specialmente a Tripoli e a Bengasi, le milizie nazionaliste contro quelle jihadiste, spesso, come nel caso di Ansar al-Sharia, sostenute dal Qatar e da altre monarchie del Golfo.
Lo scorso settembre si è tenuta a Madrid la Conferenza dei 21 paesi limitrofi della Libia e della parte occidentale del Mediterraneo (per l’Italia il ministro degli Esteri Federica Mogherini, con il rappresentante speciale dell’Onu Bernardino Leon), proprio per discutere di come indire un’azione delle Nazioni Unite per arrivare quantomeno ad un cessate-il-fuoco fra le parti e avviare un negoziato politico.
L’iniziativa tuttavia deve essere rafforzata da iniziative nordafricane, come quella di pochi gironi prima del Cairo e quella di oggi di Algeri, dove l’intento è di portare già per questo mese attorno ad un tavolo le principali parti coinvolte nel conflitto in corso in Libia.
Afkham ha detto che la Repubblica islamica dà il suo appoggio politico all’iniziativa algerina ed ha espresso la speranza che l’Algeria possa contribuire fattivamente alla pace e alla stabilità in Libia e nella regione.
Ha tuttavia fatto notare che né un’azione militare esterna, né la presenza di forze straniere in Libia potrebbero calmare le tensioni nel paese nordafricano, sottolineando che il dialogo tra i gruppi politici libici è l’unica soluzione per ovviare alle violenze in corso e all’insicurezza del paese.

