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Continua l’offensiva dell’Isis in Libia, dopo che nei giorni scorsi i jihadisti avevano tentato di prendere il controllo dei pozzi petroliferi di Sidra, situati a situato circa 180 chilometri a est di Sirte ,e ieri il complesso industriale di Hindia, alle porte di Ras Lanuf: un camion carico di esplosivo è stato fatto schiantare contro un campo di addestramento di polizia a a Zlitan, vicino a Misurata, fatto che ha provocato decine di morti (il numero delle vittime è ancora imprecisato).

L’area è sotto il controllo delle milizie di Misurata, le quali gravitano attorno al governo islamista “di Tripoli”, guidato da Khalifa al-Ghwail, ma che si sono dimostrate disponibili a sottoscrivere l’accordo per un governo di unità nazionale come da mediazione degli inviati dell’Onu Bernardino Leon e Martin Kobler. Erano stati i miliziani di Misurata a prendere il controllo di Tripoli nell’estate 2014, costringendo alla ritirata le milizie della tribù di Zintan, fedeli al governo “di Tobruk”.

A combattere l’Isis vi sono quindi sia le milizie “di Tripoli” che quelle “di Tobruk”, e questa mattina il capo dell’esercito del governo di Abdullah al-Thinni, Khalifa Haftar, ha ordinato all’aviazione di fermare con tutti i mezzi possibili l’avanzata a est dei jihadisti dell’Isis.

L’Isis ha portato la propria “capitale” libica da Sirte a Ben Jawad, che potrebbe essere rappresentare un ponte di lancio per arrivare ai campi petroliferi dell’area.

Intanto si fanno insistenti le voci di un prossimo intervento della coalizione anti-Isis in Libia, con marines statunitensi, sea britannici e legionari francesi sotto il comando italiano.

Khalifa Haftar è considerato dai suoi detrattori essere un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle Toyota, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.