di Enrico Oliari

Mentre non è ancora chiaro se troverà applicazione l’accordo raggiunto in dicembre a Skhirat tra le parti in lotta in Libia a causa dell’ostruzione che stanno presentando tribù e movimenti che gravitano attorno al governo “di Tripoli”, islamista e guidato da Khalifa al-Ghweil, l’Isis continua ad allargarsi pericolosamente compiendo attacchi ad obiettivi civili e militari.

L’ultimo in ordine di tempo riguarda l’area ad ovest del campo petrolifero libico di Sidra, situato circa 180 chilometri a Est di Sirte, la roccaforte dello Stato Islamico nel paese nordafricano. La cosa è stata confermata dal portavoce della Guardia delle strutture petrolifere Ali al-Hasi, il quale ha riferito che vi sono stati scontri tra le forze libiche (cioè del governo “di Tobruk”, riconosciuto dalla comunità internazionale, con a capo Abdullah al-Thinni e frutto delle elezioni del giugno 2014) e che ancora vi sono combattimenti in atto a Wadi Kahilah, situata tra Ben Jawad e Sidra, dove i jihadisti stanno usando missili a media gittata.

La compagnia petrolifera statale libica Noc (National Oil Corporation) ha riferito che, dopo quella di ieri, oggi è stata incendiata un’altra cisterna di petrolio.

In mattinata il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha sentito al telefono il premier designato della Libia Fayez al-Sarraj, il quale dovrebbe guidare il governo di unità nazionale per cui è stato raggiunto l’accordo di Skhirat su mediazione dell’inviato dell’Onu Martin Kobler. Nel corso del colloqui telefonico al-Sarraj ha voluto informare il governo italiano della sua forte preoccupazione per l’intensificarsi degli scontri e per l’avanzata verso est di unità terroristiche basate a Sirte; Gentiloni – riporta la Farnesina – “ha ribadito l’impegno dell’Italia contro il terrorismo e il pieno sostegno agli sforzi di stabilizzazione da parte del Consiglio presidenziale e del futuro Governo di accordo nazionale”.

L’intervento sarà preceduto da attacchi aerei della Raf, navi delle varie nazioni si starebbero mettendo in viaggio e la Francia avrebbe fatto sapere la disponibilità di impiegare le proprie basi aeree nell’area, dal Ciad al Senegal al Mali.

Le forze dell’Isis, stimate in circa 5mila elementi, stanno cercando di arrivare al centro petrolifero di Marsa al-Burayakah, nel golfo di Brega, dove vi è il principale impianto di raffinazione del paese.