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I militari posti a guardia degli impianti petroliferi di al-Bahi e al-Mabrouk hanno riferito oggi di un attacco da parte dei jihadisti dell’Isis. Da quanto si è appreso i danni sono ingenti, come pure ha subito pesanti conseguenze anche l’oleodotto che collega i due impianti di estrazione al terminal petrolifero di Sidra, il più grande del paese.
Ieri i miliziani dello Stato Islamico si sono ritirati da Derna, dove erano sottoposti da giorni ad intensi bombardamenti da parte dei caccia egiziani, e si sono ritirati sulle montagne di Ras Helal probabilmente per costituire un caposaldo difensivo.
DebkaFile, sito legato al Mossad israeliano,ha riportato proprie fonti secondo le quali il presidente egiziano Abdel-Fatteh al-Sisi starebbe per lanciare un’offensiva via terra proprio su Derna, per cui avrebbe già fatto disporre navi, truppe e mezzi d’assalto. Lo stesso sito riporta che l’operazione dovrebbe avere inizio contestualmente ad una parallela nel Sinai, dove si susseguono gli attacchi dei miliziani di Ansar Beit al-Maqdis, diramazione locale dell’Isis, all’esercito del Cairo.
In passato i combattenti di Ansar Beit al-Maqdis hanno tentato di penetrare nella città di al-Arish, ma sono stati respinti grazie all’utilizzo di carri armati del Cairo entrati nella penisola in accordo con Israele, in deroga agli accordi di Camp David del 1978.
Tornando sul fronte libico c’è da segnalare la nomina da parte del parlamento “di Tobruk” a capo di stato maggiore delle forze libiche del generale Khalifa Haftar, il quale già da tempo interagisce con gli egiziani ed è stato dato di recente per due volte al Cairo.
Khalifa Haftar, lo ricordiamo, è considerato dai suoi detrattori essere un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle Toyota, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.
E proprio le milizie di Haftar hanno dato vita all’operazione “Karama”, che, come ha riferito oggi il portavoce Mohammed al-Hijazi, “sono ormai a dieci chilometri di distanza da Derna e l’ingresso della città, che è sotto il nostro tiro. Stiamo solo aspettando di ricevere l’ordine per muoverci”.

