Ansa –

Nonostante la grave crisi economica che da anni la colpisce, la Tunisia non modifichera’ il suo atteggiamento verso i rifugiati, ai quali, dall’inizio della guerra civile in Libia, ha aperto le sue porte. Il Governo tunisino ha infatti deciso di proseguire nella pur impegnativa politica di solidarieta’, mai fatta mancare ai rifugiati, nonostante le enormi difficolta’ finanziarie nelle quali si dibatte il Paese. L’emergenza umanitaria, anche se la guerra in Libia sia ufficialmente conclusa, prosegue perche’ ancora migliaia sono i rifugiati che vivono in condizioni oggettivamente precarie (sono ospitati in tende) soprattutto a Camp Choucha, a pochi chilometri da Ben Guerdane, al confine libico. Da tempo ormai e’ stata decisa per giugno la chiusura della struttura perche’ il flusso di aiuti internazionali e’ andato inaridendosi, lasciando sulla Tunisia il peso dell’assistenza. Il problema, peraltro, e’ di difficile soluzione per due ordini di motivi: il primo e’ che la Tunisia non ha nel suo ordinamento la regolamentazione dello status di rifugiato politico o di richiedente asilo, pur se non ha mai respinto qualcuno alle sue frontiere; il secondo e’ che la disponibilita’ data ad accogliere, in modo definitivo, i rifugiati che accettino tale proposta e’ stata rifiutata soprattutto da quelli che sono originari dell’Africa orientale (Somalia e Sud Sudan) e che non vogliono restare pretendendo o il trasferimento in Paesi occidentali (che peraltro hanno chiuso le relative liste) o di tornare a casa. Le proteste dei rifugiati si stanno moltiplicando e si sono spostate a Tunisi davanti alla locale delegazione dell’Unhcr, diventata ormai un villaggio di disperati che, all’addiaccio (nonostante il maltempo di questi giorni, preceduto da una ondata di caldo opprimente), aspettano che qualcuno tenda loro la mano.