Notizie Geopolitiche

La recente Conferenza di Madrid sulla Libia, alla quale hanno preso parte 21 fra paesi confinanti e del Mediterraneo (per l’Italia era presente il ministro degli Esteri Federica Mogherini), si è esaurita con la convinzione che per la crisi che sta investendo il paese nordafricano non serve una “soluzione militare”, bensì un “cessate il fuoco immediato” che deve essere raggiunto attraverso la mediazione politica fra le parti fatta dall’Onu, ovvero dal rappresentante Bernardino Leon.

Sono tuttavia le parti in lotta che non vogliono sentire ragione, ed anche oggi nel caos libico (vi sono due Parlamenti che si sconfessano a vicenda, uno, eletto a giugno, “in esilio” a Tobruk e uno, filo-islamista a Tripoli) sono continuati gli scontri fra le milizie islamiste di Alba della Libia, sigla che raccoglie i combattenti della tribù di Misurata, di Ansar al-Sharia, delle Brigate 17 febbraio ed altri, e le milizie di Zintan, a est, e dell’ex generale Khalifa Haftar a Bengasi.

Le milizie provenienti da Misurata, che controllano la capitale libica, hanno occupato anche la zona di Warshfana a sud della quale le formazioni avversarie di Zintan stavano tentando di rientrare nella città, mentre a Bengasi i caccia di Haftar hanno bombardato il lato non petrolifero del porto per fermare alcune navi dei miliziani islamici che occupano il centro cittadino.

Haftar è ritenuto dai suoi detrattori essere un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle camionette, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.