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Alla fine il parlamento libico ha ceduto alla pressione dei miliziani, che da giorni assediano il palazzo pesantemente armati dalle piazze per reclamare l’espulsione degli ”amici di Gheddafi” dalla cosa pubblica, e ha approvato gli articoli di un controverso disegno di legge che esclude da incarichi pubblici o elettivi chiunque abbia avuto responsabilità sotto il defunto rais. La piazza ha accolto con festeggiamenti e raffiche sparate in aria il provvedimento, che ora mette a rischio il futuro politico anche di almeno quattro ministri e di una quindicina di parlamentari, compreso il presidente del Congresso generale nazionale (Parlamento), Mohamed al-Megaryef, che fu ambasciatore nei lontani anni Ottanta. E perfino del primo ministro Ali Zeidan, ambasciatore negli anni Settanta che poi defeziono’, passando all’opposizione, nel 1980: il testo approvato dall’assemblea, che dovrà ora essere ratificato dalla Commissione giuridica del Congresso, non prevede infatti eccezioni e comprende gli incarichi ricoperti durante l’intero arco dei 42 anni del regime passato, dal colpo di stato del colonnello Gheddafi del settembre 1969 alla sua caduta nell’ottobre 2011. Sotto la sua falce, in base alla versione approvata oggi, cadranno ex ministri, ambasciatori, responsabili di media, ufficiali delle forze di sicurezza, ma anche dirigenti sindacali o docenti universitari. Sulle esclusioni un po’ paradossali di Magaryef o del premier Zeidan, ”e’ ancora un po’ presto per parlare. Da qui a una settimana-dieci giorni le cose si chiariranno”, ha confidato alla France Presse una fonte vicina al presidente dell’assemblea, lasciando intuire che esiste spazio per ”emendamenti”. Appena ottenute garanzie, le milizie, che da una settimana assediavano i principali ministeri tripolini con pick-up con su montati mitragliatrici e cannoncini, esigendo che si mettesse fine alla ”incomprensibile tolleranza” nei confronti dei quadri della Jamairiya gheddafiana, hanno sgomberato il campo e si sono lasciate andare ai festeggiamenti, anche se alcuni dei mezzi armati sono ancora stazionati davanti ai ministeri della Giustizia e degli Esteri. ”E’ una legge molto ingiusta ed estrema, ma dobbiamo mettere in cima alle priorità l’interesse nazionale per venire a capo della crisi”, ha dichiarato Tawfiq Breik, leader della formazione liberale Alleanza delle forze nazionali (Nfa). Voce critica nei confronti del provvedimento e’ l’organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw): ”Il Parlamento non deve lasciarsi intimorire e adottare pessime leggi perché lo esigono gruppi di persone armate”, ha dichiarato la direttrice dell’Ong, Sarah Leah Whitson.