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I colloqui che si sono tenuti in Marocco fra i rappresentanti del governo islamista “di Tripoli”, guidato da Omar al-Hassi, e quello “di Tobruk”, riconosciuto dalla comunità internazionale e con a capo Abdullah al-Thani, hanno fatto registrare qualche timido passo avanti. Il prossimo appuntamento, sempre con la mediazione dell’inviato dell’Onu Bernardino Leon, è previsto per mercoledì, ma si registrano voci malumori da parte dei rappresentanti “di Tobruk” e dal capo dell’esercito, generale Khalifa Haftar. Questi, tra l’altro, è considerato dai suoi detrattori come un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle Toyota, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.

Intanto la minaccia dell’Isis si fa sempre più sentire nel paese nordafricano: i jihadist che lo scorso venerdì hanno preso d’assalto il campo petrolifero di al-Ghani, a sud di Sirte, hanno decapitato otto delle 11 guardie rapite. Nelle loro mani vi sono anche lavoratori stranieri, tra i quali un austriaco ed un ceco.

Da quanto si è appreso gli autori delle macabre esecuzioni sarebbero gli stessi che hanno decapitato i 21 lavoratori egiziani di religione copta , lo scorso 12 febbraio, azione che ha fatto scattare la risposta dell’Egitto, che ha bombardato le postazioni dell’Isis a Derna.

Nella foto: Il generale “di Tobruk” Khalifa Haftar