Notizie Geopolitiche –
Le due fazioni principali in lotta in Libia, cioè il governo “di Tobruk” e quello “di Tripoli”, hanno raggiunto oggi a Tunisi un accordo per la fine delle ostilità e per il tanto agognato governo di unità nazionale.
Mohammed Awad Abdul-Sadiq, vicepresidente del Gnc (Congresso generale nazionale “di Tripoli”), ha affermato a seguito dell’incontro che “Questo è il momento storico che i libici, tutti gli arabi e il mondo intero stava aspettando”.
Non si tratta della prima volta che le due parti arrivano ad un compromesso, ma anche quello a cui si era giunti grazie alla mediazione dell’allora inviato dell’Onu Bernardino Leon era naufragato nella discussione al Parlamento “di Tobruk” e soprattutto era stato rifiutato dalle diverse fazioni e tribù che si riconoscono nel governo guidato da Khalifa al-Ghweil.
La mediazione Onu è ora affidata al tedesco Mar¬tin Kobler, che, nel momento in cui l’accordo venisse accettato, potrebbe portare avanti il piano di Leon del 29 settembre, il quale prevede un “Governo di accordo nazionale” con premier Fayez Serray, già ministro nel governo “di Tobruk”, tre vice-primi ministri che partecipano al “Consiglio di Presidenza” di guida del gabinetto, cioè Ahmed Maetiq, di Misurata, membro Congresso “di Tripoli” e quindi rappresentante della Tripolitania, Moussa Kony, rappresentante del Fezzan, indipendente, e Fatj Majbari, rappresentante della Cirenaica.
Come si diceva, la mediazione è fino ad oggi naufragata per il rifiuto delle fazioni “di Tripoli”, tradottisi con barricate e scontri armati in particolare tra i miliziani della Bri¬gata Rivo¬lu¬zio¬na¬ria guidata da Hai¬tham Tajouri e quelli della Brigata al-Mahjub di Misu¬rata. Erano stati questi ultimi a costringere nell’agosto 2014 il parlamento eletto nel giugno precedente a ritirarsi a Tobruk dopo aver sconfitto i combattenti della tribù di Zintan, e sempre loro hanno recentemente sottoscritto di Leon, di fatto avvicinandosi agli ex-nemici di Tobruk.
Intanto il terzo attore in gioco, cioè l’Isis, sta cercando di avanzare verso est, mettendo sotto pressione l’esercito regolare che si rifà al governo “di Tobruk”, frutto delle elezioni del giugno 2014, riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato da Abdullah al-Thinni.

