di Enrico Oliari –

Intervenendo a “In mezz’ora”, talk show televisivo condotto da Lucia Annunziata, il premier Matteo Renzi ha ribadito in materia di Libia che la posizione dell’Italia rimane quella di spingere per una soluzione politica della crisi, ma “un domani” l’Italia potrebbe ritrovarsi a guidare un intervento nel quadro di una missione Onu.

Renzi ha voluto “dare un segnale di tranquillità all’Italia”, dal momento che “conosciamo come stanno le cose” in Libia e non “siamo sotto attacco” dello Stato Islamico. Inoltre “siamo i numeri uno” nel campo dell’intelligence e “in questo momento l’Isis non è così forte in Libia come vuol far credere”, per quanto “non possiamo sottovalutare niente”.

Renzi ha comunque ammesso l’insuccesso dell’iniziativa diplomatica delle Nazioni Unite, dal momento che l’inviato speciale, lo spagnolo Bernardino Leon, si è trovato a lavorare in condizioni difficili, per cui non ha ottenuto fino ad oggi risultati.

Di conferenze se ne sono tentate e se ne sono fatte tante, come quella a Madrid del 17 settembre alla quale hanno preso parte 20 paesi dell’area ed ultima quella di Ginevra, dove erano presenti i rappresentanti del governo e parlamento “di Tobruk” e di quelli di “Tripoli”: i primi, con premier Adullah al-Thani, sono frutto delle elezioni di giugno, riconosciuti come legittimi dalla comunità internazionale, ma “sconfessati” dalla Corte costituzionale, mentre i secondi, islamisti, sono stati riesumati dai jihadisti dalla precedente Assemblea transitoria dopo la conquista della città, ed hanno come premier Omar al-Hassi.

In un tale caos le parti si fronteggiano con le rispettive milizie, ma da qualche settimana è comparso anche l’isis di Abu Bakr al-Baghdadi, che oggi controlla Derna e Sirte.

Una nuova conferenza delle parti è prevista per giovedì in Marocco, nonostante a seguito dell’intervento dell’Egitto in territorio Libico al-Hassi abbia affermato che “non si può più proseguire con il dialogo nazionale sponsorizzato dall’Onu”.

Nel suo intervento Renzi ha anche detto che probabilmente incontrerà il presidente russo Vladimir Putin a Mosca per i primi di marzo, a patto che “esca dall’Ucraina”. L’incontro potrebbe servire per coinvolgere il leader russo nelle trattative per creare in Libia un governo di unità nazionale che da solo combatta l’Isis, pur sostenuto dalla comunità internazionale.

E proprio invitando l’Onu ad assumersi maggiori responsabilità, il premier italiano ha ricordato che l’azione per destituire Gheddafi “fu molto improvvisata e ora si pagano le conseguenze. Fu giusto cacciarlo, ma ora è in corso una battaglia sul futuro del nostro mondo”.

Per quanto la Libia sia ufficialmente priva di armi chimiche dallo scorso 4 febbraio 2014 (anno in cui è stato portato a termine l’arsenale di 24,7 tonnellate di iprite e più di 3.500 bombe chimiche, iniziato nel 2004 quando la Libia aderì alla Convezione sulle armi chimiche), fonti militari hanno rivelato oggi al quotidiano panarabo edito a Londra Asharq al-Awsat che milizie islamiste si sono impadronite di “armi chimiche” da arsenali di province centrali e meridionali della Libia.