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E’ ripreso oggi a Tripoli, nella prigione di Hadba, il processo contro 37 esponenti del regime di Muammar Gheddafi, tra cui Saif al-Islam e Saadi, figli del defunto dittatore, e Abdallah al-Senussi, ex capo dell’intelligence.
Saadi, arrestato e poi estradato dal Niger lo scorso 6 marzo, in un video ha chiesto “scusa al popolo libico per aver compiuto atti destabilizzanti per il Paese” e ha invitato “tutti a deporre le armi, perché solo lo Stato può averle, e a lavorare per la riconciliazione”.
Al centro della scena vi è però il fratello, Saif al-Islam, il quale era designato dal padre come successore alla guida del regime.
Degli altri figli di Gheddafi si sa che Hannibal, noto alle cronache per aver usato violenza nei confronti dei domestici e persino di poliziotti nei suoi viaggi all’estero, è fuggito in Algeria con la madre, la sorella Aisha e il fratellastro Muhammad; Mutassim è stato giustiziato dai ribelli in occasione della Rivoluzione del 2011; Saif al-Arab, che durante i combattimenti comandava la resistenza a Tripoli, è morto sotto un bombardamento della Nato; sulla sorte di Khamis, che durante la Rivoluzione comandava la 32ma Brigata libica, si sono perse le tracce, anche se in passato è stato dato per morto.
Il processo di oggi è al terzo appuntamento dopo i rinvii del 24 marzo e del 14 aprile scorso dovuti al fatto che diversi imputati non erano in aula.
Saif al-Islam apparirà in videoconferenza dalla cittadina di Zintan, dov’è recluso.

