Notizie Geopolitiche –
La situazione libica continua a preoccupare la comunità internazionale, ma permane l’idea di operare sotto il profilo diplomatico e politico attraverso l’inviato dell’Onu Bernardino Leon.
Oltre ai continui scontri in corso nel paese fra le milizie nazionaliste e quelle dei gruppi islamisti come Ansar al-Sharia, la situazione politica rimane confusa, con due parlamenti e due governi che si sconfessano a vicenda: a Tobruk vi sono il Parlamento eletto con le elezioni di giugno e il governo guidato da Abdullah al-Thani, mentre a Tripoli il governo nazionale è diretto da Omar al-Hassi, accusato dal primo di illegittimità e quindi di golpe. Come se non bastasse, la Corte costituzionale ha dichiarato nullo il voto che ha portato all’Assemblea di Tobruk, l’unica riconosciuta dalla comunità internazionale.
A Basilea, dov’è in corso l’assemblea dell’Osce, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è incontrato per discutere di Libia con i colleghi di Spagna, Malta e Portogallo: incontrando i giornalisti, il ministro italiano ha ribadito che “esistono problemi di infiltrazione e rafforzamento di posizioni estremistiche e terroristiche, come pure vi è il fatto che le forze non estremiste si combattono senza accettare l’idea di sedersi attorno ad un tavolo per una ipotesi di riconciliazione”. “Per questo – ha aggiunto – l’Onu sta cercando di mettere insieme i moderati di tutte le fazioni per cercare un percorso legislativo elettorale unitario”. La comunità internazionale ritiene quindi che “nessuna delle componenti moderate può rifiutarsi di partecipare ad un dialogo di riconciliazione pretendendo di essere l’unico protagonista”.
Anche il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Garcia-Margallo, ha voluto porre l’attenzione sul “rischio” che quanto sta accadendo in Libia possa tradursi l’instabilità di della regione e del Mediterraneo occidentale per via delle “infiltrazioni dell’Isis. Rischi di sicurezza militare, energetica e di immigrazione”.

