di Enrico Oliari

Continuano cruenti gli scontri a Sirte, dove le milizie salafite della tribù Ferjani si sono alzate contro gli occupanti dell’Isis, che l’avevano presa lo scorso anno istaurandovi la sharia e quindi un regime fatto di decapitazioni e pubbliche fustigazioni per chi ne contravveniva i precetti, come pure l’uccisione di numerosi funzionari pubblici, magistrati e militari. Ad accendere la miccia è stata l’uccisione una settimana fa del leader salafita locale Khalid Ben Rijab, e da allora si sono succedute violenze di ogni genere, con i jihadisti dell’Isis che hanno bombardato con i mortai i quartieri densamente popolati, hanno incendiato un ospedale e si sono dati a barbarie di ogni genere, come la crocifissione o la decapitazione degli avversari. Al momento si parla di 200 morti a Sirte e dintorni in pochi giorni.

Uno stato di cose che ha portato due giorni fa i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti a emettere una nota congiunta con la quale “condannano con forza gli atti barbarici che terroristi affiliati all’Isis stanno perpetrando nella città libica di Sirte. Siamo profondamente preoccupati dalle notizie che parlano di bombardamenti indiscriminati su quartieri della città densamente popolati e atti di violenza commessi al fine di terrorizzare gli abitanti. Facciamo appello a tutte le fazioni libiche che desiderano un Paese unificato e in pace affinché uniscano le proprie forze per combattere la minaccia posta da gruppi terroristici transnazionali che sfruttano la Libia per i loro scopi”.

A Tobruk, come a Sirte, servono più le armi che le condanne accorate, per cui è stata formalmente presentata alla Lega Araba, convocata secondo il criterio di ugernza, la richiesta di “un intervento militare immediato” contro l’Isis per fermare le violenze a Sirte. A parlare al Consiglio dell’organismo panarabo è stato il ministro degli Esteri libico del governo riconosciuto “di Tobruk” Mohammed al-Diary, il quale si è appellato al trattato di mutua difesa del 1950, che comporta l’intervento militare dei paesi arabi nel caso un paese membro sia sotto attacco.

Il documento ha chiesto agli Stati membri “l’istituzione rapida di una forza araba congiunta di pronto intervento per aiutare la Libia sistematicamente e strategicamente al fine di evitare il crollo della situazione nel Paese” e “la convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu per revocare l’embargo sulle armi imposto all’esercito” regolare, che fa capo al governo “di Tobruk”.

La richiesta di al-Diary non ha tuttavia smosso più di tanto i colleghi della Lega Araba, per quanto abbiano ammesso che c’è “urgente bisogno” di pianificare una “strategia araba” che agisca direttamente sul campo. È infatti sì stata accolta la richiesta di un'”assistenza militare per affrontare il terrorismo ed evitarne la diffusione sul territorio”, tuttavia senza specificare il tipo di appoggio che la Lega Araba è disposta a offrire. I delegati hanno inoltre deciso di tenere un terzo incontro per la costruzione della Forza araba congiunta il prossimo 27 agosto al Cairo.

Va detto che la Lega Araba contempla paesi come il Qatar che appoggiano il governo islamista “di Tripoli”, guidato da Khalifa al-Ghweil,