Notizie Geopolitiche

Un commando di uomini riconducibili all’Isis ha compiuto un’irruzione nell’hotel Corinthia di Tripoli dove alloggia Omar al-Hassi, premier del governo “di Tripoli” istituito dai jihadisti in contrapposizione a quello “di Tobruk”, guidato da Abdullah al-Thani e frutto delle elezioni di giugno, riconosciuto dalla comunità internazionale ma sconfessato dalla Corte costituzionale: proprio al-Hassi era l’obiettivo dell’azione, costata la vita a 9 persone fra le quali cinque stranieri, di cui due donne; i terroristi si sono quindi fatti esplodere attivando i giubbotti esplosivi che indossavano.

A rivendicare l’attacco è stato il ramo libico che si riconosce nel Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, formazione che già controlla la città di Derna, ed è stata fatta per rivendicare la morte, avvenuta per cancro presso un ospedale newyorkese, del libico Abu Anas al-Libi (vero nome Nazih Abdul-Hamed al-Ruqai), prigioniero negli Usa in quanto ritenuto essere la “mente” degli attentati alle ambasciate americane del 1998 in Kenya e Tanzania (224 morti), come pure è sospettato di essere dietro all’attacco al consolato statunitense di Bengasi, in cui persero la vita l’ambasciatore Chris Stevens, quattro funzionari ed una decina di poliziotti libici.

La rivendicazione da parte dell’Isis di un’azione volta a vendicare la morte di un qaedista (al-Libi era collaboratore di Osama bin Laden) confermerebbe i crescenti segnali che danno un legame fra le tue organizzazioni terroristiche, dopo che per mesi si sono fronteggiate in Siria (Isis e al-Nusra).