di Enrico Oliari –
Non conosce pace la Libia del dopo Rivoluzione araba: oltre ad essere pericolosamente frammentata nelle diverse tribù che de facto gestiscono la sicurezza e la Cosa pubblica ed ancor più posta sotto il vento secessionista che vorrebbe le tre macroregioni della Cirenaica, della Tripolitania e del Fezzan staccarsi l’una dall’altra, soffre ancora di sacche di resistenza pro regime, nonostante sia trascorso ormai un anno esatto (20 ottobre) dall’uccisione del Rais. Ed è proprio in una di queste, a Bani Walid, che sabato era stato arrestato il settimo figlio del Colonnello, il 29enne Khamis Gheddafi, più volte dato per morto, cosa confermata anche dal presidente dell’Assemblea nazionale Mohamed Magarief.
Khamis era stato catturato vivo ma in pessime condizioni dalla brigata Hittin, a quanto si è appreso con un piede amputato ed il volto sfigurato, dopo uno scontro a fuoco; è morto quindi a causa delle numerose ferite riportate.
Quasi in concomitanza con i fatti di Bani Walid, sarebbe stato arrestato a Tarhuna, a circa 70 chilometri a sudest di Tripoli, l’ex portavoce del colonnello Gheddafi, Mussa Ibrahim, il quale solo pochi giorni fa incitava ancora alla radio i fedelissimi all’ex regime di combattere ed di resistere contro gli insorti. Il condizionale è tuttavia d’obbligo in quanto poco dopo la cattura è stato messo in internet un comunicato audio di 7 minuti attraverso il quale la voce di una persona che afferma di essere lo stesso Moussa afferma di non trovarsi in Libia e che Khamis Gheddafi non sarebbe stato ucciso nell’assalto di Bani Walid. Sia la presenza di sacche di resistenza, che i continui attentati, che l’attacco al consolato statunitense di Bengasi, in cui persero la vita l’ambasciatore Stevens, 3 funzionari ed una decina di poliziotti libici, sono la prova provata di una Libia tutt’altro che riappacificata e posta sotto il controllo dello Stato centrale.
Scheda. Gli otto figli di Muammar Gheddafi
Mohamed, classe 1971, è figlio della prima moglie, Fatima. Già presidente del Comitato Olimpico libico e della compagnia telefonica Lybiana, si troverebbe in Algeria con la matrigna e i fratellastri Aisha e Hannibal.
Saif al-Islam, nato nel 1972, era dato come papabile successore del padre. Laurea in architettura, era portavoce del regime insieme a Mussa. E’ stato arrestato sul confine con il Niger, mentre cercava di scappare; ora è nel carcere libico di Zintan.
Saadi, nato nel 1983. Calciatore, è fuggito in Niger.
Hannibal, classe 1975. Noto per il suo carattere irruento (picchiava i domestici ed i famigliari), si trova in Algeria.
Aisha, nata nel 1977, avvocato, fiera sostenitrice del padre durante la rivolta del 2011, è in Algeria.
Mutassim (1977), già Responsabile della Sicurezza Nazionale del Paese, era uno dei consiglieri più fidati del padre. Il 20 ottobre 2011 è stato catturato e ucciso insieme al Raìs.
Saif al-Arab, classe 1982, era il meno coinvolto tra i figli del dittatore. Dopo aver studiato in Germania, era stato messo a comandare le milizie. E’ stato ucciso sotto un bombardamento della Nato il 30 aprile 2011.
Khamis, classe 1983, laurea e carriera militare. Sarebbe stato ucciso oggi in uno scontro a fuoco, a Bani Walid.

