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Ancora segnali dell’impiego di armi chimiche da parte dell’Isis: il portavoce del gruppo di miliziani sciiti al-Hashd al-Shaabi, Ali Husseini, ha infatti comunicato che i jihadisti avrebbero impiegato non meglio specificate armi chimiche nei pressi della città di Taza, nel nord ovest dell’Iraq.
Solo un mese fa il direttore della CIA John Brennan ha reso noto che l’Isis era ricorso alle armi chimiche già in diverse occasioni, sia in Siria che in Iraq, e tre settimane fa le forze speciali Usa hanno catturato il 50enne Sleiman Daoud al-Afari, ritenuto il responsabile dell’unità dell’Isis per le armi chimiche. Già esperto di armi chimiche e batteriologiche sotto il regime di Saddam Hussein, al-Afari ha rivelato durante l’interrogatorio che l’Isis sarebbe in possesso di gas mostarda in polvere e lo avrebbe utilizzato sparandolo con i proiettili di artiglieria.
Secondo esperti del Pentagono tale modalità d’uso difficilmente sarebbe letale, ma potrebbe comunque ferire in modo grave chi ne viene colpito.

