di Enrico Oliari –
La Procura di Milano ha deciso l’archiviazione delle accuse nei confronti di Abdel Mayid Touil, il quale già nelle prossime ore lascerà il carcere di Opera.
Gli inquirenti hanno infatti potuto appurare la completa estraneità del 23enne marocchino, diretta ed indiretta, all’attentato del Bardo dello scorso 18 marzo, quando terroristi dell’Isis avevano attaccato il museo di Tunisi uccidendo 24 persone tra cui gli italiani Francesco Caldara, Ignazio Conte, Antonella Sesino e Giuseppina Biella.
E’ decaduta quindi l’accusa di terrorismo internazionale, dopo che una serie di elementi inconfutabili hanno dimostrato la presenza di Touil in Italia il giorno della strage, nonostante testimoni lo avessero dato a Tunisi proprio il 18 marzo.
In realtà, come lo stesso Touil aveva detto, risultava giunto in Italia attraverso la Libia. Anche l’individuo di nazionalità libica contattato in febbraio via telefono dal giovane è stato appurato essersi trattato di uno scafista e non di un terrorista, al quale il giovane si era rivolto per essere imbarcato per l’Italia.
Touil ha raccontato di essere stato in Libia dal 5 febbraio, quando l’organizzazione dei trafficanti di uomini gli aveva requisito il cellulare, e forse è stato questo a trarre in inganno le autorità tunisine, dal momento che la sua scheda è risultata attiva l’8 marzo in Tunisia, ma su un altro telefono. In quella data, tuttavia, Touil era già sbarcato a Porto Empedocle, cosa dichiarata da numerosissimi testimoni a partire dai parenti per arrivare agli insegnanti della scuola di italiano che frequentava.
I giudici della V Corte d’Appello di Milano avevano già negato l’estradizione, richiesta dalla Tunisia in quanto veniva ritenuto che Touil avesse incontrato i terroristi ed avesse procurato le armi per compiere l’attentato. D’altro canto nel paese nordafricano è applicata la pena di morte, e non esiste alcun meccanismo di conversione della pena.
Da sempre Touil si era proclamato innocente, asserendo che il 16 e il 19 marzo era a lezione di italiano e che “Non sono un jihadista: quel giorno ero con mia madre davanti alla tv a guardare quello che succedeva a Tunisi”.
I giudici non hanno previsto nessuna restrizione.

