TMNews, 11 ott 12 –

Stremati da quattro anni di politica di austerità senza precedenti, gli elettori lituani si apprestano a punire alle legislative di domenica la coalizione conservatrice al potere dal 2008 a vantaggio del coentrosinistra, secondo i sondaggi. “Abbiamo sofferto tutti. I salari sono scesi di molto. Il mio è sceso di 500 litas (145 euro) e per me è una cifra importante. Si vede che il paese comincia ad andare meglio, ma quando si discute con la gente la situazione è lontana dall’essere rosea” spiega all’Afp Janina, funzionaria quarantenne che abita in un quartiere residenziale alla periferia di Vilnius. In risposta alla crisi molti lituani hanno trovato la soluzione dell’emigrazione, soprattutto verso la Gran Bretagna, la norvegia e l’Islanda. In dieci anni più di 400mila persone hanno lasciato il paese, la cui popolazione è scesa sotto i tre milioni di abitanti. Nel 2009, nel punto più basso della crisi mondiale, l’economia lituana si è contratta del 14,8%. Le misure di austerità drastiche adottate dal governo di Andrius Kubilius hanno permesso alla Lituania di tornare a crescere nel 2010. Secondo le previsioni del governo, il Pil dovrebbe aumentare del 2,5% quest’anno, mentre la disoccupazione è in discesa da inizio anno. Ma il quadro positivo sul piano economico non corrisponde alla percezione della gente, duramente colpita dai tagli alla spesa pubblica. L’artefice delle politica del rigore, Kubilius, è una delle personalità più impopolari del Paese.

Il partito conservatore che fa capo al premier, titolare di 43 seggi su 141 nel parlamento uscente, non raccoglie più del 12% delle intenzioni di voto, secondo un sondaggio dell’istituto Vilmorus realizzato a settembre. “La gente è prosciugata dall’austerità. L’attuale ripresa economica arriva in ritardo e non è abbastanza forte. Il mercato interno è ancora molto passivo e i salari non sono tornati al livelli precrisi” spiega Tomas Janeliunas, giornalista del mensile IQ/The economist. Secondo il sondaggio Vilmorus, il partito socialdemocratico guidato dall’ex ministro delle Finanze e dei Trasporti Algirdas Butkevicius, può contare alle elezioni di domenica sui 23% dei voti. Il partito del Lavoro di Viktor Uspaskich, deputato europeo e controverso imprenditore di origine russa, è accreditato con il 21%. I due partiti di opposizione sono favoriti per formare la nuova coalizione di governo. Promettono tra l’altro l’aumento del salario minimo a 1.509 litas (437 euro), un’imposta progressiva sui redditi e un “reset” delle relazioni con la Russia, compromesse dalle richieste di risarcimento per 50 anni di occupazione sovietica e dalla causa contro Gazprom, che secondo Vilnius fa pagare troppo caro il gas alla Lituania.

La data possibile è il 2015, ma bisogna vedere conme i Paesi dell’eurozona risolvono i loro problemi finanziari” ha detto Butkevicius all’Afp. Difendendo il bilancio del suo governo, Kubilius afferma che “per tornare su un cammino di crescita, la prima cosa da fare è attuare misure di rigore di bilancio e mettere in ordine il sistema finanziario”. Quest’anno il deficit pubblico lituano dovrebbe rientrare sotto il tre per cento fissato da Maastricht. La finanzaria per il prossimo anno, messa a punto dal governo uscente, non lascia grandi margini di manovra ai vincitori delle elezioni di domenica. Si profila poi all’orizzonte un avvenimento importante e costoso: la presidenza semestrale dell’Unione europea, che la Lituania assumerà da luglio 2013.