di Michele Convertino –
EDIMBURGO. Il gruppo Lloyds (Lloyds Banking Group) ha licenziato otto dei suoi dipendenti, tra i quali sette manager, per attività legate alla manipolazione del tasso LIBOR. L’accusa mossa dalle autorità di controllo londinesi, The Financial Conduct Authority, parla di comportamenti che hanno ignorato l’etica professionale e che hanno portato guadagni illeciti nelle tasche degli ormai ex dipendenti. In realtà l’accusa riguarda ben 16 persone, ma è lo stesso Gruppo a render noto di essere impossibilitato nel reperimento di coloro che avevano abbandonato il proprio lavoro ben prima che le accuse fossero mosse.
Il LIBOR è un tasso che regola i prestiti fra le varie banche nel mercato monetario di Londra, strumento importantissimo usato dagli stessi istituti di credito per assicurarsi un buon grado di solvibilità e, essendo calcolato giornalmente dalla British Banker Association, è utile come base per la determinazione di ulteriori tassi d’interesse per altre operazioni finanziarie. Modificare anche pochi punti percentuali equivale a spostare ingenti somme da una mano all’altra in pochi attimi. Considerato un mercato abbastanza sicuro e ben regolamentato fino a pochi anni fa, quello degli scambi interbancari nella capitale del Regno ha avuto il disonore di aver dato vita a diversi scandali nel giro di un paio d’anni. A partire dal 2012, la Barclays, è stata condannata a pagare una cifra pari a $456 miliardi alle autorità americane e britanniche per le stesse attività.
La Royal Bank of Scotland e la Deutsche Bank avevano licenziato alcuni dirigenti, anche se in maniera un po’ meno pubblica, per sospetti della stessa risma. La stessa Lloyds è stata condannata a pagare £105 miliardi alla FCA e altri 65 alle autorità americane lo scorso luglio nel corso di quest’ultima inchiesta. Ad aggiungere astio nei confronti del Gruppo si mette di mezzo anche la proprietà pubblica della compagnia che, dopo la crisi finanziaria del 2008, è arrivata a detenere il 25% delle azioni. Da qui la responsabilità sociale che ha portato la dirigenza a render noti i licenziamenti fin da ieri sera.
Uno studio pubblicato da 2 economisti della BCE e 1 del FMI risalente al 2009 aveva già puntato il dito contro alcune possibili attività illecite che avrebbero avuto luogo sul mercato LIBOR e su quello parallelo dell’Europa continentale (EURIBOR) ma era stato praticamente ignorato durante l’era di Strauss-Kahn a capo dello stesso Fondo Monetario Internazionale. Nonostante la recente crisi finanziaria, la strada per riuscire a non guardare con cattivo occhio il lavoro dei vari broker, traders e in genere degli operatori finanziari è ancora tutta in salita.

