di Emanuel Garavello –
Lunedì migliaia di studenti indiani hanno paralizzando la prestigiosa Jawaharlal Nehru University (JNU) di Nuova Delhi, protestando per l’arresto di Kanhaiya Kumar con l’accusa di sedizione. Kumar, presidente dell’Unione degli studenti, era stato fermato venerdì nel corso di una manifestazione organizzata per commemorare l’esecuzione di un separatista del Kashmir, definita dalle autorità “anti-indiana”.
Oggi lo stesso Kumar ha affermato di essere stato picchiato, mentre si recava in aula per l’udienza di rinvio, da un gruppo di “avvocati” che durante il pestaggio salmodiavano slogan nazionalisti. Il suo avvocato difensore, Vrinda Grover, ha dichiarato alla Reuters che “Un gruppo di persone lo ha picchiato all’interno della Corte. La polizia non è potuta intervenire, è una completa violazione dell’ordine della Corte suprema”.
L’aggressione a Kumar non è l’unica perpetrata in giornata dal gruppo nazionalista. Una dozzina di avvocati – alcuni dei quali presenti anche alle manifestazioni di lunedì – hanno tirato sassi verso reporter e manifestanti che si trovavano all’esterno del Tribunale.
L’udienza di rinvio è stata in breve aggiornata, e la Corte Suprema ha nominato un team di commissari per indagare sugli eventi.
I fatti del giorno sono l’ennesima tappa di una lotta per la libertà d’espressione che vede contrapporsi numerosi esponenti del ceto studentesco e intellettuale – dove la JNU è tra i protagonisti – e il governo di Narendra Modi. Quest’ultimo mostra il pugno di ferro a qualsiasi manifestazione di dissidio, in un contesto di intolleranza che cresce dal 2014, data di insediamento dell’attuale primo ministro. Più volte il leader indiano è stato accusato di voler reprimere la libertà d’espressione e incoraggiare gli estremisti nazionalisti.
Uno dei terreni di scontro è proprio la “Sedition Law” sulla base della quale è incriminato Kanhaiya Kumar. Di retaggio coloniale, la legge sul reato di sedizione indiana fu utilizzata dai dominatori britannici per zittire i dissidenti nel corso delle manifestazioni per l’indipendenza. “E’ una vergogna che il governo la stia utilizzando ora per ridurre al silenzio le persone con opinioni divergenti. Nell’interesse della società indiana, questa legge deve essere immediatamente abrogata” dichiara Tara Rao, Amnesty International.
Gli esperti sono concordi nell’affermare che ci sia un utilizzo improprio della legge sulla sedizione da parte del Governo, dal momento che questa non può punire qualsiasi commento critico all’operato della politica, ma piuttosto quelli di incitamento alla violenza e di turbativa dell’ordine pubblico.
Il partito di Modi respinge le critiche. “Dalla libertà di parola non discende il diritto di promuovere la secessione. Slogan che chiedono la disgregazione dell’India non possono essere permessi” ha dichiarato il portavoce del Bharatiya Janata Party (BJP).

