di Giovanni Caruselli –
Che sia vero o falso che migliaia di soldati nordcoreani siano stati mandati a combattere in Ucraina, poco importa per il momento. Il vero problema è l’alleanza che si consolida fra Pechino e Mosca. Se i leader cinesi minacciassero di aiutare apertamente la Russia in Ucraina inviando centinaia di migliaia di uomini, che cosa potrebbero fare gli attuali alleati di Kiev? Non è possibile accettare che l’Unione Europea giochi sempre di rimessa e in ritardo lasciando l’iniziativa a chi vuole far capire al mondo che la supremazia dell’occidente ormai è un ricordo. Si sta giocando in difesa e quando occorre difendersi bisogna pure cedere qualcosa. L’Ucraina ha rischiato di essere cancellata dalla carta geografica, ed è sopravvissuta solo perché gli Usa e gli Stati europei sono intervenuti a bloccare l’invasione. Adesso tocca a Kiev incominciare a capire che non si può fare scoppiare una guerra nucleare senza esclusione di colpi per tre o quattro province dell’Ucraina. Le risorse russe e cinesi unite sono in grado di mettere in difficoltà chiunque e dovunque e attrarre dalla loro parte popoli e Paesi. Gli Usa da un giorno all’altro potrebbero essere impegnati nella difesa di Taiwan e nella folle offensiva antiaraba di Israele.
Pensiamo che possano combattere tre guerre contemporaneamente? Si vuole arrivare a tutti i costi a un conflitto nucleare che costi la vita a un miliardo di persone, secondo le stime più prudenti? Le guerre non sono vinte sempre da chi ha ragione, sono vinte da chi è più forte. Si è sperato che le sanzioni mettessero in ginocchio la Russia, ma così non è stato. A parte le esternazioni apertamente filorusse del presidente Viktor Orban, obbligato a proteggere gli ungheresi dalla crisi energetica che investirebbe il suo Paese se Putin tagliasse le forniture di gas e petrolio, altri Paesi europei sono costretti ancora a comprare gas da Mosca e non si sa quando potranno farne a meno. E per quello che riguarda la situazione finanziaria russa le tonnellate di lingotti d’oro che attraverso i Paesi arabi, o di contrabbando, arrivano nei forzieri della Banca di Stato assicurano allo zar una capacità di resistere per un tempo indefinito.
Già perchè il ritiro di americani ed europei dall’Africa è stato una vera manna dal cielo per il Cremlino. Il continente più ricco di materie prime e più manovrabile economicamente, data l’inesistenza in esso di forti Stati nazionali, è stato praticamente un invito a nozze per i due colossi euroasiatici, che possono presentarsi anche come liberatori dagli assurdi residui di un neocolonialismo di cui non si sono mai valutate le conseguenze.
Ciò detto, per scongiurare la catastrofe, al momento sembra che non ci siano altre soluzioni se non una dignitosa trattativa che preveda la neutralità perpetua dell’Ucraina, sia pure sotto tutela della UE, una parziale smilitarizzazione e l’istituzione di una zona cuscinetto ai confini presidiata da contingenti militari dell’Unione, tenendo fuori dal gioco sia l’Onu che la Nato. Probabilmente Putin e i suoi potrebbero sfruttare l’annessione delle province ucraine e decantare gli eroici sforzi fatti nel corso dell’operazione militare speciale per difendere la Santa Russia ancora una volta dagli aggressori nazisti. L’Unione europea ne uscirebbe onorevolmente come realtà politica disponibile a un futuro di pace, pur dovendo, comunque, istituire quel dispositivo militare con cui difendersi da eventuali aggressioni. Per il momento, però, a Bruxelles ci si occupa di difendere i confini dai migranti.

