di Guido Keller –
L’Unione Europea ha stabilito linee guida che interessano i 28 paesi membri secondo le quali vengono vietati i finanziamenti, la cooperazione o i premi accademici a chi, israeliano, risiede negli insediamenti ebraici in Cisgiordania o a Gerusalemme est.
In realtà l’Unione europea non ha mai operato oltre i confini del 1967, ma l’ufficialità della cosa, inviata al governo israeliano pochi giorni fa con la richiesta di una risposta entro cinque giorni, ha mandato su tutte le furie il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, il quale ha fatto sapere che “Non accetteremo editti esterni sui nostri confini”. “Come primo ministro d’Israele – ha continuato Netanyahu – non lascerò che nessuno danneggi centinaia di israeliani che vivono in Giudea e Samaria, sulle alture del Golan o a Gerusalemme, nostra capitale unita”. “La questione dei confini verrà determinata solo attraverso negoziati diretti fra le parti”, ha aggiunto.
Per Netanyahu la decisione di Bruxelles “rappresenta un tentativo di tracciare forzosamente le frontiere di Israele attraverso una pressione economica, piuttosto che con il negoziato”, cosa che “rafforza la posizione palestinese e fa perdere a Israele la fiducia nella neutralità dell’Europa”.

