di Valentino De Bernardis – 

Il presidente del Malawi, Peter Mutharika ha dichiarato lo stato di emergenza per un terzo del paese a causa delle piogge torrenziali che stanno devastando la nazione.

L’eccezionalità dei rovesciamenti hanno colpito le aree di Nsanje, Chikwawa, Phalombe, Zomba, Blantyre, Chiradzulu, Thyolo, Mulanje, Balaka, Machina, Mangochi, Ntcheu, Salima, Rumphi e Karonga. Le acque hanno travolto villaggi e tagliato le vie di comunicazione, tanto da costringere la compagnia ferroviaria Central East African Railways (CEAR) a sospendere il traffico passeggeri, di fatto isolando il paese.

Gli ultimi lanci di agenzia parlano della morte accertata di 48 persone (il maggior numero nel Distretto di Mangochi) e una stima di 70 mila sfollati, ma si tratta di cifre da rivedere data la sopracitata impossibilità a poter ancora raggiungere molte zone interessate dall’alluvione, specialmente nella parte bassa della valle del fiume Shire.

Le forti piogge hanno messo in ginocchio la debole l’economia del paese, per lo più di sussistenza dove la maggior parte della popolazione vive con 1,25 dollari al giorno. Nel settore agrario le perdite ammontano a circa 3,9 milioni di tonnellate di raccolti, e gli 800 mila euro messi a disposizione del governo sembrano una goccia nel mare. Il presidente Peter Mutharika si è trovato così costretto a volgere una pronta richiesta di aiuto alla comunità internazionale e alle Ong operanti sul territorio.

La prima mano che si è alzata pronta a raccogliere l’appello presidenziale è quella dell’ex presidente Joyce Banda che dal suo rifugio londinese (su Banda pende un mandato di arresto conseguente allo scandalo del cashgate), ha donato attraverso la sua fondazione JBFI un milione di kwacha (poco meno di duemila euro).

La visita programmata di Mutharika nelle zone alluvionate il 16 gennaio non deve essere visto come un segnale di cessato pericolo, dato che le previsioni meteo prevedono un perdurare delle precipitazioni anche nei prossimi giorni.

@debernardisv