di Valentino De Bernardis –
Notizie poco positive per il governo di Lilongwe. L’ultima visita del Fondo Monetario Internazionale (16-30 settembre) ha infatti invitato l’amministrazione del presidente Peter Mutharika ad implementare le misure economiche intraprese dall’inizio del suo mandato per dare seguito al risanamento dei conti pubblici e a rilanciare la crescita economica, prevista in flessione nel 2015.
Il Fmi ha inoltre richiesto un maggiore sforzo nell’adozione di politiche monetarie e fiscali restrittive, rese necessarie per affrontare le conseguenze degli shock climatici che si sono abbattuti sul paese durante la prima metà dell’anno. Piogge ed inondazioni, che solo nel mese di gennaio hanno causato oltre 200mila sfollati, hanno portato ad una pesante flessione del raccolto del mais e alla riduzione degli investimenti privati.
Una criticità di difficile soluzione nel breve periodo, che secondo le proiezioni del Fmi avrà impatto negativo sulla crescita del Pil, in calo dal 5,7% del 2014 al 3% per il 2015, oltre che portare ad una crisi alimentare della quale dovrebbero risentire circa 3 milioni di persone. Affrontare in maniera più decisa le riforme strutturali e le carenze infrastrutturali diventa anche necessario per mantenere sotto controllo il tasso di inflazione, fissato al di sopra del 20% nell’era dell’ex presidente Joyce Banda nel 2012 (rispetto al 7,6% del 2011), arrivato al 28,3% nel 2013, per poi cominciare una tendenza discendete a 23,7% nel 2014 e giungere, secondo le previsioni, al 17,3% nel 2015 (stima per l’anno corrente, che potrebbe andare in contro a una correzione al rialzo).
Le osservazioni sollevate dal Fmi avranno certamente ripercussioni sull’azione del governo, chiamato ad implementare le misure atte a rafforzare il rigore fiscale entro fine anno, sebbene queste possano portare a un diffuso malcontento in una popolazione già stremata. Ad ogni modo, l’assenza di una forte opposizione, carente sopratutto di un leader da contrapporre al presidente in carica (l’ex presidente Joyce Banda da oltre un anno vive fuori dai confini nazionali per timore di un possibile arresto, conseguenza dello scandalo Cashgate), permette al presidente Mutharika ampi margini di manovra.
Difatti, sin dal suo insediamento nel maggio 2014 (a seguito di contestate elezioni), Mutharika ha già sottoposto il suo esecutivo a due mini rimpasti per rafforzare le alleanze parlamentari e trovare i giusti equilibri all’interno della coalizione di governo, senza però la minaccia di elezioni anticipate.
La riorganizzazione del gabinetto di aprile ha portato principalmente ad un giro di poltrone all’interno della compagine governativa, in seguito al quale il presidente del partito United Democratic Front (Udf), Atupele Muluzi, è passato dal ministero dell’Energia e delle Risorse Minerarie al più importante ministero degli Interni e della Sicurezza, mentre alle Risorse Naturali è andato Bright Msaka, in precedenza ministro della Terra e dello Sviluppo Urbano.
Di diversa natura le cause che hanno condotto al mini rimpasto effettuato lo scorso agosto. L’estromissione dall’esecutivo del ministro della Terra, Paul Chibingu, e del ministro del Governo Locale, Tarcicius Gowelo, a seguito di alcune accuse di corruzione, ha portato ad una non programmata riassegnazione di ruoli. Jean Kalilani ha lasciato il ministero della Sanità per andare al ministero degli Interni e della Sicurezza a sostituire Atupele Muluzi, al quale è stato assegnato il ministero della Terra e dello Sviluppo Urbano lasciati vacanti.
La stabilità politica può quindi rappresentare la carta vincente su cui il governo potrebbe puntare, non solamente per attuare politiche economiche di maggiore austerità fortemente impopolari, ma anche per convincere i donatori internazionali a tornare ad investire nel paese, dopo lo scandalo di malversazione e corruzione denominato Cashgate che ha investito il paese nel 2014. Aiuto oggi quanto mai necessario.
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