Ansa, 2 mar 13 –

In Francia cresce la preoccupazione per la sorte dei sette ostaggi transalpini prigionieri di milizie islamiste nel Sahel, dopo la diffusione della notizia della morte del capo militare di al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), Abdelhamid Abou Zeid. ”E’ una mazzata”, commenta al quotidiano Le Figaro Francoise Larribe, moglie di uno dei quattro dipendenti del colosso nucleare Areva rapiti nel settembre 2010 sul sito estrattivo di Arlit, in Niger, da un gruppo di guerriglieri di Aqmi. ”Temiamo delle rappresaglie se ha veramente preso la vita in un’operazione militare – spiega la donna, che era a sua volta stata rapita nel nord del Mali e rilasciata dopo 5 mesi – ma non posso evitare di credere che ci sia una via d’uscita”. Il grande timore degli esperti, spiega ancora il giornale, e’ che la morte dell’ ‘emiro’ possa destabilizzare Aqmi, creando un vuoto di leadership soprattutto sul fronte delle trattative sugli ostaggi occidentali, di cui Zeid era uno dei referenti chiave.