di Enrico Oliari –

Parla già di ritiro dal Mali il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius: grazie a quello che appare come una missione lampo, coronata dal successo e dalla visita a Timbuctù del presidente Hollande, accolto come un trionfatore, le principali città del nord del Mali, da Kidal a Gao sono ritornate sotto il controllo di Bamako e quindi il numero dei soldati francesi in Mali dovrebbe iniziare a diminuire “a partire da marzo, se tutto andrà come previsto”.

A darne notizia è stato il Capo del Quai d’Orsay in un’intervista al quotidiano Metro; attualmente in Mali sono impiegati 4mila soldati francesi e diverse unità di militari inviati dai paesi dell’Ecowas, la comunità degli stati dell’Africa occidentale, ma la vera incognita, dopo la graduale diminuzione e quindi il ritiro dell’apparato bellico francese rimane il corridoio del Sahel, nido di miliziani jihadisti e patria di traffici di ogni ordine e grado: come ha notato l’inviato dell’Onu, Romano Prodi, tutta la cintura che va dalla Mauritania all’Eritrea è instabile, mentre dalla Libia arrivano armi e finanziamenti illeciti un po’ ovunque; per cui senza un’azione su larga scala, l’operazione in Mali, benché ineccepibile, potrebbe risultare come il tamponamento di una falla nell’attesa che se ne apra un’altra.