di Guido Keller –
Ennesimo rinvio della Corte suprema indiana chiamata a decidere sul caso dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver sparato il 15 febbraio 2012 dalla petroliera Enrica Lexie, sulla quale erano di scorta, uccidendo due pescatori dell’imbarcazione St. Anthony scambiati per pirati: i giudici, certamente schiacciati dalla pressione politica e diplomatica, hanno richiesto al governo una risposta scritta sull’eventuale applicabilità della legge antiterrorismo e antipirateria (Sua Act), istanza portata alla Corte dal procuratore generale Goolam Essaji Vahanvati.
La cosa ha dell’incredibile: sarebbe come se la Corte costituzionale italiana, non trovando una risposta su una determinata questione, stabilisse di rinviare la decisione al governo e quindi alla politica, stabilendo così una gerarchia di poteri, in contrasto con il principio di indipendenza nei giudizi.
Il 29mo rinvio, a processo ancora non iniziato, ha fatto infuriare il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, la quale ha dichiarato in una nota che “A fronte dell’ulteriore, inaccettabile rinvio deliberato questa mattina dalla Corte Suprema indiana dell’esame del caso dei Fucilieri di Marina Latorre e Girone e della manifesta incapacità delle autorità giudiziarie indiane di gestire la vicenda, l’Italia proseguirà e intensificherà il suo impegno per il riconoscimento dei propri diritti di Stato sovrano in conformità con il diritto internazionale. L’obiettivo principale dell’Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in Patria dei due Fucilieri”. “Il governo italiano – ha poi proseguito – ha disposto l’immediato richiamo a Roma per consultazioni dell’Ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini”.
Non meno caustico il ministro della Difesa Mario Mauro, il quale ha affermato che “La misura è colma ed ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all’intera comunità internazionale. Su questo caso non c’è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane. La decisione del Governo Italiano di richiamare l’Ambasciatore in Italia è, non solo giustificata, ma ineludibile e riflette il sentimento del nostro popolo”.
Nei giorni scorsi la Presidenza del Consiglio aveva riaffermato in un comunicato la ferma posizione del governo italiano: “Il capo d’imputazione presentato oggi in India dall’Attorney General – si leggeva nel comunicato – è assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l’incidente a un atto di terrorismo. L’Italia non è un Paese terrorista. Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi sarebbe assolutamente inaccettabile”. “Si tratterebbe di una decisione lesiva della dignità dell’Italia – proseguiva palazzo Chigi – quale Stato sovrano, di cui i due Fucilieri della Marina sono organi impegnati nel contrasto alla pirateria conformemente alla legislazione italiana, al diritto internazionale e alle decisioni rilevanti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Si tratterebbe di un esito di estrema gravità, sconcertante e contraddittorio. Esso comporterebbe conseguenze negative nelle relazioni con l’Italia e con l’Unione Europea, con ripercussioni altrettanto negative anche sulla lotta globale contro la pirateria. Il governo italiano chiede che la Corte Suprema, nella propria seduta del 18 febbraio prossimo, decida di portare il caso nella sua corretta dimensione, in ottemperanza con la sentenza del 18 gennaio 2013 della stessa Corte che ha escluso la “Sua” tra le normative di riferimento ammesse per questo giudizio. Alla luce della decisione della Corte Suprema, il governo si riserva di assumere ogni iniziativa. Dopo due anni senza un capo d’accusa, non intendiamo recedere dal nostro obiettivo di riportare quanto prima a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e di vedere riconosciuti la loro dignità ed i loro diritti”.

