di Guido Keller –
Come preannunciato, il procuratore generale Goolam Essaji Vahanvati è arrivato davanti alla Corte suprema di Nuova Delhi per indicare nel “Sua Act”, ovvero la legge antiterrorismo del mare, la sua linea di attacco nei confronti dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver sparato il 15 febbraio 2012 dalla petroliera Enrica Lexie, sulla quale erano di scorta, uccidendo due pescatori dell’imbarcazione St. Anthony scambiati per pirati: il compromesso al quale Vahanvati ha pensato è la formulazione dei capi d’accusa senza la richiesta della pena di morte per i due militari, anche se in diversi hanno fatto notare che non è lui a poter scegliere di stralciare da una legge la pena conseguente.
Vahanvati, che fino ad oggi non era stato in grado di presentare un capo d’accusa concreto anche a causa delle enormi pressioni politiche, ha così risposto all’ultimatum lanciato una settimana fa dalla Corte suprema, ma ha provocato un nuovo rinvio di seduta, il 26mo, a processo non ancora iniziato; la nuova udienza è stata fissata per il 18 febbraio, quando la Corte suprema dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) pronunciarsi proprio in merito dell’adottabilità del “Sua Act”.
L’avvocato difensore dei due marò, Mukul Rohatgi, si è opposto con durezza alla richiesta di Vahanvati, sostenendo che si tratta di “ufficiali della Marina e non pirati. Non possono essere giudicati in base alla legge antipirateria”, ed anzi, “Dovrebbe essere loro consentito di tornare a casa”.
La Presidenza del Consiglio ha riaffermato in una nota la ferma posizione del governo italiano: “Il capo d’imputazione presentato oggi in India dall’Attorney General – si legge nel comunicato – è assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l’incidente a un atto di terrorismo. L’Italia non è un Paese terrorista. Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi sarebbe assolutamente inaccettabile”. “Si tratterebbe di una decisione lesiva della dignità dell’Italia -prosegue palazzo Chigi – quale Stato sovrano, di cui i due Fucilieri della Marina sono organi impegnati nel contrasto alla pirateria conformemente alla legislazione italiana, al diritto internazionale e alle decisioni rilevanti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Si tratterebbe di un esito di estrema gravità, sconcertante e contraddittorio. Esso comporterebbe conseguenze negative nelle relazioni con l’Italia e con l’Unione Europea, con ripercussioni altrettanto negative anche sulla lotta globale contro la pirateria. Il governo italiano chiede che la Corte Suprema, nella propria seduta del 18 febbraio prossimo, decida di portare il caso nella sua corretta dimensione, in ottemperanza con la sentenza del 18 gennaio 2013 della stessa Corte che ha escluso la “Sua” tra le normative di riferimento ammesse per questo giudizio. Alla luce della decisione della Corte Suprema, il governo si riserva di assumere ogni iniziativa. Dopo due anni senza un capo d’accusa, non intendiamo recedere dal nostro obiettivo di riportare quanto prima a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e di vedere riconosciuti la loro dignità ed i loro diritti”.
Ed anche attraverso un tweet il premier Enrico Letta ha fatto sapere, criticando “l’imputazione proposta dall’autorità indiane”, che “l’uso del concetto di terrorismo è da rifiutare in toto. Italia e Ue reagiranno”.
Da Bruxelles il ministro degli Esteri Emma Bonino ha affermato che l’accusa di terrorismo nei confronti dei due marò “è inaccettabile e sproporzionata” ed ha fatto sapere che si sta adoperando anche in sede europea “Non solo per i marò, poiché significa pensare che l’Italia sia un paese terrorista e che i marò siano terroristi. In realtà erano funzionari nell’espletamento delle loro funzioni”. “La Corte suprema – ha concluso il ministro – prenda atto dell’inaccettabilità e della irragionevolezza totale di questo capo di imputazione”.

