di Francesco Pontelli –
L’accordo nato, secondo i promotori, per avviare un nuovo processo di sviluppo dei prodotti espressione delle diverse realtà nazionali, il cosiddetto Made in e quindi anche il Made in Italy, si sta trasformando nei fatti in un fattore di rafforzamento e tutela dell’Italian Sounding.
A pochi giorni dalle rassicurazioni fornite in sede di approvazione dai sostenitori dell’intesa, Stati Uniti e Argentina hanno infatti introdotto un sostegno normativo che di fatto legittima e consolida il fenomeno dell’Italian Sounding. Una scelta che rischia di penalizzare ulteriormente la tutela del Made in Italy, soprattutto all’interno del mercato statunitense.
È evidente che tale norma non sia formalmente scaturita dalla firma dell’accordo commerciale. Tuttavia essa rappresenta il frutto di una precisa e interessata interpretazione dell’intesa stessa. Un’interpretazione che conferma come l’accordo tra l’Unione Europea e i Paesi sudamericani sia stato letto da questi ultimi principalmente come l’acquisizione di un nuovo e ampio mercato di sbocco per i propri prodotti.
La tutela dei prodotti italiani, alla luce di questa recente norma, rischia dunque di risultare pressoché inefficace. Inoltre si rafforza la percezione di un’Unione Europea sempre meno capace di difendere le specificità produttive dei singoli Stati membri. L’accordo tra Stati Uniti e Argentina potrebbe non limitarsi ai rispettivi mercati nazionali, ma trovare applicazione indiretta e progressiva in tutto il mercato sudamericano.
Gli effetti di questo scenario potrebbero rivelarsi particolarmente negativi per il comparto agricolo europeo. La vicenda solleva interrogativi sulla capacità delle istituzioni europee di tutelare efficacemente le proprie filiere produttive, soprattutto quelle agricole, che rappresentano un patrimonio economico e culturale di primaria importanza e che meriterebbero una protezione adeguata e coerente.




