di Giuseppe Gagliano –
Stati Uniti e Canada hanno diramato un’allerta per Mexicali, invitando i propri cittadini a evitare gli edifici governativi, mentre le attività statunitensi nella città messicana di confine sono state temporaneamente sospese. Le autorità del Messico sostengono invece di non avere individuato minacce specifiche e imminenti, evidenziando una diversa valutazione del rischio tra i governi nordamericani.
L’allarme arriva dopo il sequestro di circa 120 chilogrammi di pillole di fentanil, equivalenti a oltre quattro milioni di dosi. Secondo alcuni media locali, il gruppo criminale noto come “I Russi” avrebbe minacciato azioni contro edifici governativi come rappresaglia per l’operazione. Questa ricostruzione non ha tuttavia ricevuto conferme ufficiali.
Il sequestro è avvenuto in una proprietà associata agli “I Russi”, formazione armata vicina alla corrente dei Mayo del cartello di Sinaloa, impegnata in uno scontro con la fazione riconducibile ai figli di Joaquín Guzmán, “El Chapo”. La contrapposizione ha aumentato il livello di violenza e instabilità nelle aree interessate dalle attività dell’organizzazione criminale.
I gruppi coinvolti dispongono di armi automatiche, uomini addestrati, mezzi blindati artigianali, reti di sorveglianza e capacità di infiltrazione e corruzione. In alcune zone riescono inoltre a esercitare un controllo sulle strade e sulle attività economiche, utilizzando tecniche tipiche della guerra irregolare. Un eventuale attacco contro edifici pubblici avrebbe soprattutto un valore simbolico, con l’obiettivo di dimostrare la capacità di colpire direttamente le istituzioni.
La posizione geografica di Mexicali aumenta la rilevanza della crisi. La città si trova di fronte a Calexico, in California, lungo uno dei principali sistemi economici transfrontalieri tra Messico e Stati Uniti. Attraverso quest’area transitano quotidianamente lavoratori, prodotti agricoli, componenti industriali e merci destinate alle catene produttive nordamericane, ma anche droga, denaro illecito e armi.
Il fentanil ha reso ancora più redditizio il controllo delle rotte di confine. La potenza della sostanza e i ridotti volumi necessari per trasportarne quantità di elevato valore economico permettono alle organizzazioni criminali di realizzare profitti enormi con carichi relativamente piccoli. Il controllo dei valichi assume quindi una rilevanza strategica sia per i traffici illegali sia per la pressione esercitata sull’economia locale.
Un prolungamento dell’allerta potrebbe determinare maggiori controlli alla frontiera, rallentamenti nelle consegne e un aumento dei costi per le imprese che dipendono dalle catene produttive tra Messico e Stati Uniti. Anche commercio, turismo e occupazione nelle città di confine potrebbero risentire della crescente percezione di insicurezza.
L’operazione contro il traffico di fentanil è stata resa possibile anche dalle informazioni fornite dalle autorità antidroga statunitensi. Il ministro messicano della Sicurezza Omar García Harfuch ha indicato la collaborazione come una dimostrazione dell’efficacia dello scambio di intelligence tra i due Paesi.
La cooperazione rimane tuttavia politicamente delicata. Washington attribuisce una parte centrale della crisi del fentanil alla produzione e al traffico provenienti dal Messico, mentre Città del Messico sottolinea il ruolo della domanda statunitense e del flusso di armi che attraversa la frontiera verso sud. Il narcotraffico rappresenta infatti un sistema transnazionale nel quale produzione, consumo, riciclaggio dei capitali e traffico di armamenti coinvolgono entrambi i lati del confine.
L’allerta su Mexicali potrebbe aumentare negli Stati Uniti le pressioni per rafforzare ulteriormente la sicurezza frontaliera, ampliare la sorveglianza e incrementare l’impiego di strumenti militari e di intelligence contro i cartelli. Per il governo di Claudia Sheinbaum la questione resta particolarmente sensibile, poiché una maggiore presenza operativa americana sul territorio messicano solleverebbe problemi di sovranità nazionale.
Mexicali si trova così al centro della guerra interna al cartello di Sinaloa, della crisi statunitense degli oppioidi sintetici e del confronto tra Washington e Città del Messico sulla gestione della sicurezza. La frontiera rimane allo stesso tempo una delle principali arterie economiche dell’America settentrionale e uno dei punti più vulnerabili del sistema di contrasto al narcotraffico.




