di Marco dell’Aguzzo –
Michoacán, una storia di violenza. Sono sei le vittime provocate da uno scontro a fuoco avvenuto durante le ultime ore della notte e le prime della mattina di martedì 26 maggio nel municipio di Aquila, Michoacán. Protagonisti un corpo di milizia civile di autodifesa e aggressori non ancora identificati. Due dei sei morti totali sono vigilanti, mentre i restanti quattro apparterrebbero con buona probabilità ad una qualche gang criminale della zona: secondo la procura dello stato di Michoacán ci sarebbero infatti abbastanza prove per sostenere la loro appartenenza ad un “gruppo guidato da Federico González, noto come ‘Lico’, già associato a vari reati”. Stando alle ricostruzioni della vicenda, i vigilanti avrebbero risposto al fuoco degli assalitori con l’intento di arrestarli. Sono stati segnalati anche dei feriti.
Proprio il giorno prima il leader dell’organizzazione paramilitare di Aquila, Semeí Verdia Zepeda, aveva subito un attentato mentre percorreva un tratto di autostrada con alcuni compagni. Fortunatamente Zepeda riportò solo ferite lievi dovute all’impatto della camionetta su cui viaggiava.
Il 22 maggio un controverso conflitto armato nei pressi di Tanhuato, sempre in Michoacán, tra la polizia federale e alcuni civili (membri del Cártel de Jalisco Nueva Generación, secondo alcuni) aveva lasciato quarantatré morti.
Sempre nella giornata di ieri, martedì 26 maggio, uno scontro tra civili armati non ancora identificati e membri della Segreteria della difesa nazionale (Sedena) nel municipio di Río Bravo, Tamaulipas, si è concluso con cinque morti. Nell’assalto al convoglio militare, avvenuto verso mezzogiorno nei pressi dell’autostrada che porta fino a Matamoros, avrebbero perso la vita cinque degli aggressori: viaggiavano su un grosso SUV Chevrolet modello Suburban di colore marrone, sprovvisto di targa di circolazione, ed erano armati con fucili di grosso calibro.

