di Marco dell’Aguzzo

messicoArmando Saldaña Morales aveva cinquantadue anni e faceva il giornalista radiofonico. La sua voce poteva essere ascoltata in diretta ogni sabato sulle onde di Ke Buena 100.9. Trasmetteva dalla città di Tierra Blanca, Veracruz, Messico.

Se parliamo di Morales è perché non c’è più. Qualcuno dice che di averlo visto per l’ultima volta ad un party lo scorso sabato 2 maggio. Qualcun altro riesce a fornire qualche dettaglio in più, e racconta di misteriosi uomini armati che lo avrebbero rapito mentre faceva ritorno a casa. Il corpo viene ritrovato da dei contadini verso le 15.40 di martedì nel comune di Acatlán de Pérez Figueroa, stato di Oaxaca, una trentina di km circa dal confine col Veracruz. Buttato tra la vegetazione, il volto tra la terra, la maglietta sollevata che scopre una parte di schiena. Gli hanno sparato quattro colpi in testa, e sul corpo di vedono i segni delle torture. Vicino al cadavere un pick-up bianco senza targa.

Chi sta investigando sull’omicidio del giornalista dice di non avere alcuna pista da seguire, neanche un indizio. Probabilmente il movente va cercato nell’inchiesta che Morales spiegava alla radio, ovvero l’ennesimo furto subito dalla Petróleos Mexicanos (meglio nota come Pemex), importante azienda petrolifera pubblica messicana. Furti di questo tipo avvengono così frequentemente che nel 2013 la Pemex ha speso la bellezza di 299 milioni di pesos in servizi di sorveglianza e di pattuglia. Soldi praticamente buttati. A succhiare petrolio dalle tubature della Pemex sono spesso le organizzazioni criminali e i cartelli come quello degli Zetas. E i giornalisti come Morales, che parlano di quei furti e di quelle probabili connessioni, non sono graditi dai narcos.

Il Messico non è generoso con i suoi giornalisti, tanto meno lo stato di Veracruz, dove il 24 gennaio scorso è stato trovato il corpo di un altro giornalista, Moisés Sánchez. Era stato fatto a pezzi e chiuso in una busta di plastica.

Twitter: @marcodellaguzzo