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Con l’annuncio da parte del governo, ha preso il via il processo per l’estradizione negli Stati Uniti di Joaquin “El Chapo” Guzman Loera, il numero uno dei narcotrafficanti arrestato lo scorso venerdì dopo la latitanza seguita alla fuga dal carcere di Altiplano lo scorso 21 luglio.
In passato le autorità messicane avevano negato l’estradizione del boss del Cartello Sinaloa ritenendo che prima avrebbe dovuto scontare la pena comminata nel paese latinoamericano, mentre oggi è stato ritenuto opportuno assecondare le richieste degli Stati Uniti.
In California, Texas, Florida, New York e Illinois il “Chapo” è ricercato per una serie di reati tra cui omicidio, racket e narcotraffico, crimini che, ad esempio in Texas, possono comportare la pena capitale.
Il legale di Guzman Juan Pablo Badillo ha affermato che “Il signore Guzman Loera non deve essere estradato negli Stati Uniti o in nessun altro Paese, poiché il Messico ha leggi giuste che sono dettagliate nella nostra Costituzione”.
Per cui già si annuncia una battaglia legale che durerà mesi se non anni, come ha spiegato il direttore dei processi internazionali della Procura generale messicana Jose Manuel Merino: “potrebbe volerci un tempo considerevole, abbiamo avuto procedimenti di estradizione lunghi quattro, sei anni”.
Vi è inoltre il timore che negli Usa “El Chapo” possa fuggire grazie a complicità e corruzione, ma i fatti insegnano che il Messico non ha dato garanzia di totale sicurezza.




