di Marco Dell’Aguzzo

MessicoNonostante l’alta tensione, le elezioni di medio termine si sono svolte ieri in tutto il Messico senza particolari incidenti. Guerrero, Oaxaca e Chiapas fanno eccezione: in questi stati le proteste e i tentativi di boicottaggio sono stati più forti, nel Chiapas in particolare, dove, stando a quanto comunicato da fonti istituzionali, ben 283 seggi elettorali avrebbero avuto “problemi” di vario tipo. L’Istituto Nazionale Elettorale ha parlato di mancata installazione di 88 seggi tra gli stati di Chiapas, Guerrero, Oaxaca, Chihuahua, San Luis Potosí, Durango e Hidalgo; lo stesso organismo ha diffuso la percentuale dei cittadini che hanno deciso di esercitare il loro diritto al voto: un 44% appena. Secondo Artículo 19, organizzazione che si occupa della tutela dei diritti umani, ventisette giornalisti avrebbero subito aggressioni e arresti ingiustificati durante la giornata di ieri.

Stando ai primi risultati delle elezioni, il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), attualmente alla guida del paese dal 2012 con Peña Nieto, manterrebbe il controllo della Camera dei Deputati: nonostante l’indice di gradimento del presidente sia calato a seguito della secondo molti inefficiente gestione del caso dei 43 ragazzi rapiti a Iguala e a seguito dello scandalo della “casa bianca” , il suo partito ha ricevuto circa il 30% dei voti. Il Partito d’Azione Nazionale (PAN) è al secondo posto con il 21-22% circa delle preferenze.

Grande la gioia nello stato di Jalisco a seguito della vittoria di Enrique Alfaro del partito Movimiento Ciudadano sui suoi avversari del PRI e del PAN, che perdono il controllo della città di Guadalajara per la prima volta dal 1929: alcuni ritengono Alfaro il primo sindaco ‘di sinistra’ nella storia dello stato.

Risultato storico anche nel Nuevo León, dove vince il candidato indipendente (non legato cioè a nessun partito) Jaime Rodríguez Calderón, meglio conosciuto col soprannome di “El Bronco” (“Il Cavallo Selvaggio”): è il primo caso nella storia di tutto il Messico che un candidato indipendente venga eletto governatore di uno stato.

I primi disordini nel giorno di ieri, domenica 7 giugno, sono scoppiati nella città di Tixtla, Guerrero, dove parenti e amici dei 43 ragazzi dispersi di Ayotzinapa hanno allestito un falò di urne e schede elettorali. Un analogo episodio è accaduto a Ocosingo, Chilapa, e ha portato a quindici arresti. Più problematica invece è stata la situazione nello stato meridionale di Oaxaca, dove gli insegnanti del CNTE assieme ai guerriglieri del Fronte Popolare Rivoluzionario (i due gruppi condividono il medesimo orientamento politico) hanno occupato quattro distretti nel tentativo di boicottare le elezioni. Nel Tamaulipas è stato addirittura inviato l’esercito a pattugliare gli uffici dell’Istituto Nazionale Elettorale. La vigilia delle elezioni è stata interessata invece da uno scontro armato nel municipio di Acapulco, Guerrero, tra due fazioni di un unico corpo di vigilanza, il FUSDEG (Fronte Unito per la Sicurezza e lo Sviluppo Sociale del Guerrero), conclusosi con tredici morti e almeno sei feriti.

Twitter: @marcodellaguzzo