di Marco Dell’Aguzzo –
Sono stati giorni particolarmente caldi in Messico. Vediamo di ripercorrere rapidamente insieme alcune delle cose che sono successe.
Rubén Oseguera González, meglio conosciuto come “El Menchito”, figlio di Nemesio “El Mencho” Oseguera, leader del Cartello Nuova Generazione di Jalisco (CJNG), è stato catturato lo scorso 23 giugno. Il venticinquenne è accusato di riciclaggio di denaro, narcotraffico, furto di combustibile e di aver ordinato alcune esecuzioni, nonché sospettato di essere secondo solo al padre nella gestione di quella che viene pressoché unanimemente definita l’organizzazione criminale più potente ora in Messico.
Il suo rapporto con la giustizia è fatto di continui arresti e scarcerazioni: già arrestato nel gennaio 2014 per possesso illegale di armi da fuoco, narcotraffico e riciclaggio di denaro, “El Menchito” venne liberato circa undici mesi dopo. Per il giudice, non ci sarebbero state prove sufficienti per giustificare la sua detenzione.
Il 23 giugno, appunto, il nuovo arresto con le accuse già ricordate. Il giovane sembra essersi nel frattempo sottoposto ad un intervento di rinoplastica, forse per alterare le sue fattezze. Comunque, la Corte federale dello Stato del Messico (arrestato nei pressi di Guadalajara, Jalisco, “El Menchito” è stato poi trasferito in un carcere di massima sicurezza nello Stato del Messico) lo rilascia pochi giorni dopo, il 1 luglio, ancora una volta per “mancanza di prove”. I giudici contestano inoltre alle forze di polizia di essersi introdotte illegalmente nella sua casa.
“El Menchito” resta però in libertà soltanto per poche ore: viene infatti arrestato nuovamente, lo stesso giorno, con nuove accuse: è sospettato di essere coinvolto nella sparizione di due persone nello stato del Michoacán.
Continuando a parlare di CJNG, il 1 luglio è stato ucciso con due colpi alla testa un presunto leader locale del cartello in questione. Il cadavere dell’uomo, il quarantaseienne Nicolás López Luna, è stato ritrovato nel suo domicilio ad Autlán, Jalisco, una delle principali zone sotto il controllo del CJNG.
Martín Villegas Navarrete, uno dei boss del Cartello Beltrán-Leyva, è stato arrestato venerdì 3 luglio a Città del Messico. Secondo le autorità, la cattura si sarebbe svolta senza colpi di armi da fuoco. L’uomo è accusato principalmente di contrabbando di droghe, in particolare cocaina, verso gli Stati Uniti.
Il 2 luglio, nello stato di Oaxaca, è stato assassinato il giornalista radiofonico Filadelfo Sánchez Sarmiento; lo stesso giorno viene ritrovato morto, stavolta nel Veracruz, un altro giornalista, Juan Mendoza, che risultava già disperso da qualche giorno. È il tredicesimo giornalista ucciso in Veracruz da quando Javier Duarte de Ochoa è stato eletto governatore dello stato. Tra i tanti giornalisti assassinati in Veracruz, Armando Saldaña e Moisés Sánchez.
Ci sono novità nel “caso Tlatlaya”, l’esecuzione di massa di 22 persone compiuta dall’esercito federale messicano il 30 giugno 2014 nel municipio di Tlatlaya, Stato del Messico. Il 1 luglio la procura generale della giustizia dello Stato del Messico (PGJEM) ha avviato un procedimento penale contro quattro agenti della polizia ministeriale accusati di aver torturato fisicamente e psicologicamente tre donne, testimoni del massacro di Tlatlaya, allo scopo di ottenere informazioni. Altri tre mandati di arresto, destinati ad altrettanti poliziotti, sarebbero in procinto di essere emessi.
Il 3 luglio è stata un giornata particolarmente violenta per il Michoacán: ci sono stati tre morti (due uomini armati e un poliziotto) a seguito di una sparatoria tra presunti sicari ed elementi della polizia federale, e sempre la polizia ha ritrovato due uomini appesi con delle funi da un ponte sull’autostrada, nel tratto Maravatío-Morelia.
Twitter: @marcodellaguzzo

