di Giuseppe De Santis –

La decisione di Donald Trump di imporre dazi sui prodotti provenienti dalla Cina ha ricevuto un’ampia copertura mediatica, soprattutto per i potenziali effetti di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Tuttavia, il presidente americano non solo non è tornato sui suoi passi, ma la sua linea sembra ora essere presa a modello anche da altri Paesi.

In questo contesto si inserisce la decisione del Parlamento messicano, che pochi giorni fa ha approvato l’introduzione di dazi del 50% sui prodotti provenienti dalla Cina a partire dal 2026.

Sebbene la legge si applichi formalmente a tutti i Paesi con cui il Messico non ha trattati commerciali, è evidente che il vero obiettivo sia la Cina. Lo scorso anno, infatti, Pechino ha venduto al Messico beni per un valore di circa 130 miliardi di dollari, mentre le importazioni cinesi di prodotti messicani sono state minime. Non a caso, i nuovi dazi colpiranno oltre 1.400 categorie di prodotti, tra cui automobili, elettrodomestici e articoli tessili, in larga parte di origine cinese.

Il presidente messicano ha giustificato la misura con la necessità di proteggere le imprese nazionali dalla concorrenza sleale cinese. Tuttavia, molti osservatori interpretano questa mossa come un tentativo di ottenere condizioni più favorevoli nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti.

Negli ultimi anni, infatti, la Cina ha aggirato i dazi americani esportando i propri prodotti in Messico per poi rivenderli negli Stati Uniti. Questa pratica aveva spinto Trump a imporre tariffe anche sui beni messicani. Ora, però, con l’allineamento del Messico alla politica commerciale statunitense, si apre la possibilità che i dazi verso il Paese latinoamericano vengano ridotti o addirittura eliminati.