di Marco Dell’Aguzzo –

Joaquín “El Chapo” Guzmán, il leader del Cartello di Sinaloa evaso l’11 luglio scorso da un carcere di massima sicurezza in Messico, è stato arrestato ieri dopo sei mesi di latitanza. Il presidente degli Stati Uniti Messicani, Enrique Peña Nieto, lo ha confermato con un tweet: “Missione compiuta: ce l’abbiamo. Voglio informare i messicani che Joaquín Guzmán Loera è stato arrestato”, ha scritto. Anche la DEA, l’agenzia antidroga statunitense, si è complimentata con il governo messicano.

L’operazione di cattura, portata avanti dalla Marina la mattina di venerdì 8 gennaio, è avvenuta nella città di Los Mochis, nello stato di Sinaloa, luogo di origine del criminale. Le forze armate avrebbero ricevuto un messaggio anonimo contenente l’indirizzo del rifugio del narcotrafficante, forse da un cittadino allertato dalla presenza di uomini armati.

La Segreteria della Marina (SEMAR) ha annunciato che uno dei propri uomini è rimasto ferito nel corso dell’operazione. Cinque componenti delle guardie di sicurezza del Chapo sono morti durante lo scontro armato, e altri sei sono stati arrestati: tra questi figurerebbe anche – ma non è stato confermato – Iván Gastelum, detto El Cholo, comandante dei sicari del Cartello di Sinaloa. La SEMAR ha anche comunicato di aver sequestrato quattro veicoli, otto armi da fuoco a canna lunga, una pistola e un lanciarazzi.

La cattura di Guzmán ha riaperto il dibattito sulla sua estradizione negli Stati Uniti, fortemente voluta da questi ultimi. Proprio ieri il candidato repubblicano alle presidenziali Marco Rubio ha chiesto a Barack Obama di fare pressioni sull’esecutivo messicano per ottenerne l’immediata consegna.

Joaquín Guzmán è stato arrestato per la prima volta nel 1993 e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Puente Grande, da dove riuscì ad evadere nel 2001, nascosto in un carrello della lavanderia. Dopo tredici anni di latitanza venne arrestato una seconda volta nel febbraio 2014 e detenuto presso un’altra prigione di massima sicurezza, quella di Altiplano. Da qui è fuggito poco prima delle 21 di sabato 11 luglio grazie ad un articolato sistema di tunnel (con tanto di sistemi di illuminazione e ventilazione) che, dall’area doccia della sua cella, sfociava in un cantiere abbandonato. Nel video dell’evasione si possono sentire chiaramente i rumori delle martellate con cui i suoi complici provvedevano a rompere il pavimento per permettergli di calarsi nel tunnel che lo porterà verso la libertà: sorprendentemente, nessuno dei sorveglianti si accorse di nulla.

Il 16 ottobre scorso le autorità rivelarono che El Chapo rimase ferito al viso e ad una gamba nel corso di un fallito tentativo di cattura messo in atto, ancora una volta, dalla Marina sulle montagne della Sierra Madre Occidentale, tra gli stati di Sinaloa e Durango. Da quell’episodio, i marines hanno continuato a circoscrivere la “caccia” al Chapo al Sinaloa, spingendosi fino ad occupare militarmente il suo paesino natale. La DEA d’altronde continuava a ripetere, dall’agosto passato, di avere buoni motivi per credere che Guzmán si trovasse nascosto da qualche parte nel suo Sinaloa, anche se esisteva il sospetto che potesse essersi rifugiato negli USA stessi.

El Chapo è stato catturato nel giorno in cui il peso messicano ha raggiunto un nuovo minimo storico rispetto al dollaro statunitense. Il rapporto attuale tra le due valute è attualmente di circa 18,30 pesos per 1 $. La moneta messicana sta vivendo un drastico e pressoché continuo calo del suo valore dall’agosto passato.