di Marco Dell’Aguzzo –

nieto_penaLo scorso 2 settembre Enrique Peña Nieto ha tenuto al Palazzo nazionale di Città del Messico l’annuale discorso sullo stato della nazione, meglio noto come “Informe”.

Il presidente degli Stati Uniti Messicani ha aperto il suo intervento ricordando il caso dei quarantatre studenti di Ayotzinapa (il 26 settembre ricorrerà un anno dalla loro scomparsa) e l’evasione del narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán: entrambi eventi “deplorevoli” che hanno “profondamente ferito” il paese, secondo il presidente. Ha poi accennato alla preoccupante situazione dell’economia messicana, che risente del calo dei prezzi del petrolio, di cui il Messico è uno dei grandi esportatori; al crollo del peso, la valuta nazionale, che ha vissuto per tutto il mese di agosto un drastico calo del suo valore rispetto al dollaro statunitense (-29%); alla crescita del numero dei poveri, aumentati di due milioni in due anni (53,3 milioni nel 2012; 55,3 nel 2014); alla corruzione dilagante nel paese, che suscita “rabbia e indignazione nella società”.

Ma Peña Nieto ha anche esortato i messicani a non cedere al pessimismo e al populismo, e ha annunciato alcune misure strutturali che provvederanno a rilanciare lo stato messicano. Tra queste, compaiono la riforma dell’istruzione (comprensiva di un programma nazionale per l’insegnamento della lingua inglese ai giovani e ai giovanissimi) e quella delle telecomunicazioni; un piano di aiuto e di sviluppo per le regioni marginali e più povere; la creazione di incentivi per attirare investimenti privati e stranieri nel settore energetico (in questa direzione muove la recente privatizzazione del settore petrolifero); nuove leggi anticorruzione e una rinforzata legislazione in materia di sicurezza pubblica per sradicare la tortura e il fenomeno della sparizione forzata.

Se Peña Nieto è riuscito a vincere le elezioni presidenziali nel 2012 è stato anche grazie alla promessa di una riduzione delle violenze legate alla guerra al narcotraffico, iniziata nel 2006 dal suo predecessore Felipe Calderón. Non si può dire però che l’attuale amministrazione abbia compiuto dei veri e propri progressi: gli omicidi nei primi sette mesi del 2015 sono aumentati del 3% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente.

Anche l’indice di gradimento del presidente è in calo: secondo i sondaggi, ad agosto 2015 si aggirava attorno al 35%. Venti punti percentuali in meno rispetto ad agosto 2014. Di sicuro avranno influito le accuse di conflitto di interessi seguite allo scandalo della “casa blanca”, ovvero la lussuosa residenza privata della first lady che risultava intestata ad una impresa di costruzioni legata a Juan Armando Hinojosa, un imprenditore che Peña Nieto favorì più volte durante i suoi anni da governatore dello Stato del Messico. Da quelle accuse, comunque, sia Peña Nieto che sua moglie sono stati recentemente scagionati.

Twitter: @marcodellaguzzo