di Marco Dell’Aguzzo –

E’ di 43 vittime lo scontro tra agenti federali e uomini armati avvenuto verso le 11.00 (ora locale) di venerdì 22 maggio a seguito di un’imboscata ad un convoglio della polizia: le notizie si susseguono confuse, con versioni contrastanti fra quanto viene affermato dalle autorità e ciò che riportano le testimonianze di locali. Lo scontro ha avuto luogo nel municipio di Tanhuato, nello stato di Michoacán ma prossimo al confine col Jalisco. Anche il numero delle vittime non è certo, e c’è chi riferisce che i morti siano tutti agenti e militari, e chi parla di numerosi attentatori uccisi.

ll governatore del Michoacán ha riferito di un probabile coinvolgimento del Cártel de Jalisco Nueva Generación (CJNG; ormai l’organizzazione criminale più potente del Messico) nell’attacco, ma si tratta, almeno per ora, di semplici supposizioni.

Intanto, su Twitter iniziano a fioccare i primi dubbi: basta una breve ricerca tramite l’hashtag #tanhuato per notare i tanti tweet che parlano dell’“ennesimo massacro compiuto dalla polizia federale”; alcuni sono accompagnati da immagini che mostrano cadaveri di civili dalle pose innaturali, con dei fucili d’assalto che sembrano effettivamente stati aggiunti in un secondo momento. Qualcuno azzarda perfino paragoni con il massacro militare di Tlatlaya del giugno scorso, in cui ventidue civili vennero uccisi dalle truppe governative; si scoprì che la scena del crimine venne alterata, e sette soldati dell’esercito messicano che presero parte alla strage vennero accusati di omicidio e di abuso di potere. Ma è ancora una volta troppo presto per parlare di perplessità fondate, o di puro e semplice complottismo.

Tanhuato dista pochi chilometri da Yurécuaro, dove il 14 maggio venne ucciso il candidato sindaco di Morena Hernández Salcedo, e da La Barca (Jalisco), dove in passato venne rinvenuta la fossa comune più grande del Messico: conteneva almeno 67 corpi.