di C. Alessandro Mauceri –
Si sono svolte in Messico nuove manifestazione per ricordare la scomparsa dei 43 studenti della scuola “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa. Nel corso delle celebrazioni, parenti e compagni dei desaparecidos hanno lanciato pesanti accuse nei confronti del capo del governo Enrique Peña Nieto, per aver chiuso il caso senza essere riuscito a indicare i diretti responsabili.
Nei giorni scorsi le autorità hanno diffuso i dati del più ampio problema dei “desaparecidos”, una situazione che vede il governo impotente, cosa che fa ancora più infuriare i parenti e i conoscenti delle persone scomparse.
In Messico, ormai da più di un decennio, i trafficanti di droga sono responsabili di esecuzioni di massa. Vere e proprie stragi le cui vittime finiscono quasi sempre in fosse comuni. Secondo un rapporto della Procura generale della Repubblica, pubblicato dal giornale El Universal, solo negli ultimo otto anni le autorità avrebbero rinvenuto almeno 174 fosse comuni contenenti all’interno oltre seicento cadaveri la maggior parte dei quali (l’80%) mai identificati. Un fenomeno, quello delle esecuzioni di massa, che sembrerebbe essersi acuito negli ultimi anni: la maggior parte delle fosse comuni (91,9%), infatti, è stato scoperto fra l’aprile del 2011 e lo scorso febbraio.
Il rapporto, fino ad ora non di dominio pubblico, è venuto alla luce solo dopo l’entrata in vigore della norma sulla trasparenza dei documenti pubblici.
La situazione, però, potrebbe essere molto più grave: il 2 febbraio scorso, il presidente della Commissione Nazionale per i Diritti Umani, Luis Raul Gonzalez Perez, in un’audizione alle Nazioni Unite, ha dichiarato di non poter affermare con certezza quante sono le persone scomparse durante la “Guerra al Narcotraffico” e nemmeno di poter dire con precisione quante ne sono morte e per colpa di chi. Intanto, i dati forniti dai tre uffici statali che registrano le sparizioni appaiono essere ben diversi da quelli fino ad ora scoperti e soprattutto dal numero dei cadaveri ritrovati.
Il dato più ottimistico, quello fornito dalla Secreteria de Gobernacion e dalla Procuraduria General de la Republica, riferisce di 24 mila 890 scomparsi fino al 2012 (fine del governo Calderon). Un dato che però potrebbe essere approssimato per difetto dato che, secondo molti attivisti per i diritti umani, sarebbero numerose le famiglie di persone scomparse che evitano di denunciarne la scomparsa per timore di rappresaglie.
Un numero, quello delle persone scomparse in Messico a causa dei narcotrafficanti che potrebbe restare nascosto ancora a lungo: recentemente ad una giornalista, Karla Zabludovsky, dopo aver cercato di risposte dalle autorità competenti (polizia, procure locali, Procura generale e Parlamento), è stato detto che “la divulgazione di tali informazioni sarebbe stata più dannosa di qualsiasi interesse queste potessero creare”, ed ancora che il numero di fosse comuni (e di cadaveri in esse contenuti) era così grande che per calcolarlo avrebbero dovuto “generare un’interruzione sostanziale e irrazionale nelle attività dell’area designata a produrre l’informazione”.
Una risposta che conferma pesanti responsabilità non solo da parte dei narcotrafficanti, ma anche delle autorità.
La Guerra della droga vede fronteggiarsi i vari cartelli e le forze di esercito e polizia; è iniziata ufficialmente l’11 dicembre 2006 con l’operazione Michoacán (invio di 6.500 soldati nel Michoacán): da allora i morti sono stati quasi 140mila.
Al di là degli arresti, ancora non sono stati trovati i corpi degli studenti, per cui aleggia fra la popolazione il sospetto che sulla vicenda possano esservi insabbiature o mezze verità.
I gruppi principali che combattono le Forze di sicurezza sono:
– Cartello di Sinaloa; si tratta di uno dei gruppi egemoni: è guidato da Joaquín “El Chapo” Guzmán, il più ricercato trafficante di droga del Messico il cui patrimonio personale stimato in oltre un miliardo di dollari.
– Cartello del Golfo; con base a Matamoros, è uno dei principali del traffico.
– Cartello di Juárez; controlla una delle rotte primarie del traffico di droga verso gli Stati Uniti dal Messico; combatte contro il cartello Sinaloa, per il controllo della città di frontiera di Ciudad Juárez.
– Cartello di Tijuana; è il cartello della famiglia Arellano-Félix, decimato dal contrasto delle Forze governative.
– Cartello Los Templarios; si tratta di un ramo quasi estinto della Familia Michoacana.
– Los Zetas; in principio era l’esercito del cartello del Golfo, ma poi si è alleato con i fratelli Beltrán-Leyva.
– La Familia Michoacana; ha la base a Michoacán, ma il gruppo è stato fortemente ridimensionato dal contrasto delle Forze di sicurezza.
– Cartello di Beltrán-Leyva; alleato dal 2008 con i Los Zetas, combatte contro gli altri cartelli.
– Los Negros; erano il braccio armato del cartello di Sinaloa, formato per contrastare i Los Zetas e le forze di sicurezza governative. Furono poi ingaggiati dal cartello Beltrán Leyva
– Cartello di Colima, gruppo minore appartenente al cartello di Sinaloa.
– Cartello di Millennio, gruppo minore appartenente al cartello di Sinaloa.
– Cartello di Sonora, gruppo minore appartenente al cartello di Sinaloa.
Parallelamente al traffico degli stupefacenti, vi è il traffico delle armi, che i vari gruppi utilizzano nella guerra: le più usate sono:
– Il fucile semi-automatico, di fabbricazione russa, il quale viene importato illegalmente dagli Stati Uniti, dall’America Centrale, dal Sudamerica e dal Medio oriente e dai paesi asiatici.
– Il fucile semi-automatico AR-15, che proviene dagli Stati Uniti;
– Il fucile M16 (con selettore di fuoco), che arriva dal Vietnam;
– Le granate a frammentazione M61 / M67 / MK 2 / K400, che provengono dall’America Centrale, dalla Corea del Sud, da Israele, dalla Spagna, dal Guatemala e dal Vietnam
– Il lanciagranate RPG-7 / M72 LAW / M203 , che arriva dalla corea del Nord, dal Guatemala e dall’America centrale.
– Il fucile Barrett M82, che viene importato dagli Stati Uniti.
– Il fucile M2 Carbine (con selettore di fuoco), che arriva dal Vietnam.

