di Marco Dell’Aguzzo

Messico polizia fedraleDopo il massacro di Tlatlaya del 30 giugno 2014 in cui furono fucilati ventidue civili, dopo i fatti di Apatzingán del 6 gennaio, in cui vennero uccisi sedici civili disarmati e dopo gli scontri a Tanhuato del 22 maggio, quando morirono quarantadue civili e un poliziotto, anche a Calera sono stati i militari?

Martedì 7 luglio a Calera, municipio nello stato di Zacatecas, sette giovani, cinque ragazzi e due ragazze, vengono prelevati dall’abitazione in cui si trovavano da (presumibilmente) un gruppo di soldati appartenenti al 97mo battaglione di fanteria dell’Esercito messicano, guidato dal colonello Martín Pérez Reséndiz e in quel momento impegnato in una (questo è quello che si dice) operazione antidroga.

Le famiglie denunciano immediatamente la loro scomparsa, ma le prime notizie sulla loro sorte le riceveranno soltanto venerdì 17: una telefonata le avverte che, il giorno prima, grazie ad un informatore anonimo, la polizia municipale di Jerez ha trovato i cadaveri di tre uomini e una donna in una casa nelle vicinanze di una diga a El Tesorero. Sono stati tutti uccisi con un colpo d’arma da fuoco alla nuca, e non mostrerebbero segni di tortura. I genitori accorrono sul posto e, nonostante l’avanzato stato di decomposizione in cui versano, riescono ad identificare immediatamente, grazie a dei tatuaggi, due di quei corpi.

L’esame del DNA fa il resto. Sabato 18 il procuratore generale di Giustizia dello stato di Zacatecas, Leticia Soto Acosta, rivela il nome di tutti loro: Germán Martín García González, Beatriz Hernández e i minorenni Fernando José Rodríguez Rodríguez e Guillermo García Murrieta. Sono quattro dei sette “desaparecidos” di Calera. Germán González era un ex-militare; faceva parte proprio del 97° battaglione di fanteria.

Nel pomeriggio dello stesso giorno a El Naranjal, dalle parti di Jerez, vengono trovati altri tre corpi, due uomini e una donna. José David Venegas Leaño, Víctor Hugo González Cisneros e María Alejandra Rocha Montes: i tre scomparsi che mancavano.

A seguito delle denunce presentate dai familiari dei sette giovani (in cui viene esplicitamente fatto il nome del colonnello Reséndiz del 97mo battaglione), la Segreteria della difesa nazionale (SEDENA) ha annunciato con un comunicato che la Procura generale di Giustizia militare ha già avviato un’inchiesta “per determinare la probabile esistenza di una qualche violazione della disciplina militare e, se necessario, procedere a norma di legge”.

Twitter: @marcodellaguzzo