Metano e crisi ambientale: se ne è parlato al Centro Studi Americani di Roma

di Silvia Boltuc * –

L’ambasciata degli Stati Uniti in Italia ha organizzato l’evento “Global Methane Pledge: Tackling the World’s Most Dangerous Greenhouse Gas” in collaborazione con il Centro Studi Americani e la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Il titolo dell’evento focalizza l’attenzione su un idrocarburo importante come il metano (CH4) che non è soltanto un componente primario del gas naturale, ma anche un gas serra (GHG) la cui presenza nell’atmosfera influisce sulla temperatura terrestre e sul clima. L’uomo condiziona significativamente l’emissione di metano attraverso una serie di attività come quelle afferenti all’agricoltura, all’estrazione del carbone, ai sistemi di produzione del petrolio e del gas naturale, alla combustione stazionaria e mobile, al trattamento dei rifiuti e delle acque reflue e alla produzione industriale. Dopo l’anidride carbonica, il metano è il secondo gas serra maggiormente presente nell’atmosfera e rappresenta circa il 20% delle emissioni globali, motivo per cui una sua riduzione potrebbe avere un effetto rapido positivo sul riscaldamento climatico.
L’evento ha visto i saluti iniziali di Christina Tomlinson, Vice-Capo missione ad interim dell’Ambasciata degli Stati Uniti, che nel suo discorso di apertura ha sottolineato come sia necessaria una azione decisa nel settore petrolifero e del gas naturale per contrastare le emissioni globali di metano.
Alla conferenza sono intervenuti anche Francesca Cigarini, membro della Rappresentanza italiana della Commissione europea, James Turitto della Clean Air Task Force (CATF), Katiuscia Eroe di Legambiente, Ilaria C. Restifo dell’Environmental Defense Fund, Angelo Lo Nigro di Assorisorse, Giuliana Rotta di Proxigas, e Antonio Caputo del Higher Institute for Protection and Environmental Research (ISPRA). Il dibattito è stato moderato da Manfredi Caltagirone, direttore dell’International Methane Emissions Observatory, Energy and Climate Branch, United Nations Environment Programme (UNEP).
Durante l’evento i relatori hanno più volte ribadito gli obiettivi della COP26 (accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone, ridurre la deforestazione, accelerare la transizione verso i veicoli elettrici e incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili) e di come sia fondamentale e necessario ridurre le emissioni di gas serra, in primis quelle del metano, potendo agire in maniera tempestiva sul settore petrolifero e del gas naturale e in maniera strutturale su quello della produzione agricola e industriale in generale.
In uno degli interventi è stato sottolineato come l’Italia potrebbe avere un ruolo significativo nel ridurre le emissioni di metano nei settori petroliferi e del gas naturale di quei paesi come l’Algeria verso cui il Governo italiano si è direzionato per diversificare il proprio approvvigionamento energetico. Infatti, a causa del conflitto in Ucraina e delle sanzioni imposte da Bruxelles a Mosca e la conseguente riduzione delle esportazioni del gas russo in direzione europea, l’Italia ha cercato di diversificare il proprio approvvigionamento di gas naturale guardando al mercato africano (Algeria, Angola, Mozambico, Egitto) dove il Governo italiano potrebbe investire nella modernizzazione e nella realizzazione di impianti di produzione energetica a impatto ambientale ridotto. Soltanto in questo modo, secondo le parole di James Turitto, l’Italia, come gli altri paesi europei, potranno fornire il loro contributo nella riduzione dei gas serra e nella lotta al cambiamento climatico in un mercato difficile e complesso come quello africano che guarda molto spesso ai profitti e poco alla tutela ambientale.

* Articolo in mediapartnership con SpecialEurasia.