di Daniele Priori –
Se non è stata guerriglia, poco ci è mancato: in migliaia di profughi e migranti sono entrati in Macedonia forzando i blocchi degli agenti di polizia, che sono ricorsi persino ai gas lacrimogeni e alle granate assordanti per fermare l’enorme massa di donne e di uomini provenienti da ogni dove, per lo più siriani, in cammino per raggiungere l’Unione Europea.
A tanto si è arrivati dopo che il governo ungherese di Viktor Orban ha voluto costruire, nonostante la contrarietà dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa, dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie, una barriera di reticolati alta 4 metri e lunga 176 chilometri che si snoda lungo il confine con la Serbia, per cui coloro che sono in fuga dalla guerra e dalla miseria stanno raggirando l’ostacolo per entrare nell’Europa occidentale passando per la Macedonia.
La pressione esercitata alla frontiera greco-macedone ha annichilito i propositi delle autorità di Skopje di bloccare i profughi o di lasciarne passare poche centinaia al giorno, ed è stata proprio la decisione di concedere il transito a un piccolo gruppo di migranti con bambini a dare fuoco alle polveri: la folla ha iniziato a spingere, schiacciando chi era davanti al gruppo contro il cordone della polizia. Donne incinte e bambini si sono accasciati, ma feriti vi sono stati anche nel tentativo di superare il filo spinato. Poi la massa si è diretta alla stazione ferroviaria di Gevgelia, dove già nei giorni scorsi si sono viste scene incredibili di persone che sono salite sui convogli attraverso i finestrini, o accalcandosi alle porte.
Intanto sul fronte politico Skopje attacca Atene, anche perché in Macedonia sono arrivati decine di minori senza genitori, quindi dal Medio Oriente alla Macedonia attraverso la Grecia senza che le autorità elleniche se ne occupassero.
Come ha spiegato il ministro degli Esteri macedone Nikola Popovski, i profughi che attraversano il confine sono passati da 500 a 3mila al giorno, in quello che è un flusso incessante di coloro che, dopo essere sbarcati dalla Turchia sulle coste greche, tentano di raggiungere i paesi nordeuropei.
Skopje ha chiesto aiuto all’Unione Europea, che appare tuttavia lenta nella risposta: la Commissione ha fatto sapere “di seguire da vicino gli sviluppi” ed ha rammentato alla Macedonia di aver già stanziato 90mila euro, pur aggiungendo la disponibilità ad intervenire ulteriormente. A settembre inoltre prenderà il via un programma di cooperazione con la Turchia e con i paesi dei Balcani occidentali.
Medici senza frontiere ha fatto sapere che al momento sono 3mila i profughi a Gevgelija, dove parte un vecchio treno a due vagoni un paio di volte al giorno, ma va detto che solo lo scorso mese sono stati quasi 40mila i profughi entrati in Macedonia, paese di poco più di 2 milioni di abitanti. A Gevgelija, comune di 23mila abitanti, l’impatto con i profughi è destabilizzante. Medici senza frontiere ha denunciato la carenza di viveri e di acqua per i profughi, oltre che le precarie condizioni igieniche.

