di Guido Keller –
Le molte riunioni dei vertici europei – ultima in ordine di tempo quella di ieri ad Amsterdam dei ministri dell’Interno dei Ventotto – non hanno fino ad oggi saputo fornire misure efficaci e soprattutto unitarie per fermare o quanto meno rallentare il flusso di migranti diretti nell’Unione Europea.
Per cui ogni paese assume le proprie iniziative, anche perché l’emergenza si fa sentire sempre più: come ha fatto notare lo svedese Morgan Johansson all riunione di Bruxelles del 6 gennaio, alla quale hanno preso parte anche Danimarca e Germania, nel solo 2015 la Svezia ha accolto 160mila richiedenti asilo su una popolazione di 9 milioni e mezzo di abitanti, e tra i migranti sono arrivati 26mila minori non accompagnati in quattro mesi, cifra che si tradurrà in “mille classi scolastiche”.
E mentre la Commissione ha oggi (!) giudicato “carenze” alle frontiere della Grecia, per cui domani l’argomento verrà affrontato a Bruxelles e c’è chi parla di un ultimatum di tre mesi ad Atene per mettere in regola i confini, e mentre due giorni ha la Pesc Federica Mogherini si è recata ad Ankara con in tasca l’assegno di tre miliardi, la sospensione dei visti per i turchi e il riavvio del processo di adesione all’Ue purché i profughi rimangano in Turchia, il parlamento della Danimarca ha approvato in serata un drastico piano che riforma il diritto di asilo.
L’iniziativa, definita nel gergo politico “anti-profughi”, è stata promossa dal governo di minoranza guidato dal partito liberale Venstre, con a capo il premier Lars Lokke Rasmussen, ed è stata appoggiata, oltre che dagli xenofobi del Partito del popolo (Df), dall’Alleanza liberale e dal Partito popolare conservatore, anche dall’opposizione socialdemocratica, per un totale di 81 voti a favore su 109: essa prevede la possibilità per la polizia di sequestrare i beni di valore ai migranti per pagare i costi dell’ospitalità nei centri per rifugiati lasciando loro 1.340 euro (10mila corone). Non potranno essere requisiti oggetti di valore ad uso personale o di importanza affettiva, come orologi, fedi nuziali e cellulari. La legge prevede inoltre tempi più lunghi per il ricongiungimento famigliare, cioè fino a tre anni, come pure una stretta sui permessi di soggiorno.
La cosa è assai controversa, tanto che la stampa Usa non ha lesinato critiche arrivando ad evocare lo spettro del nazismo.
Il governo si è difeso asserendo che già oggi se un danese vuole accedere ad un sussidio e possiede beni di valore superiori a 1.340 euro (10mila corone), deve prima venderli.
Una misura simile è al vaglio in Svizzera, paese che però non fa parte dell’Unione Europea.
L’Austria, terra di transito per chi è diretto in Germania, ha oggi annunciato l’intenzione di limitare a 130mila il numero totale degli ingressi nei prossimi 4 anni e a 37.500 il numero di richieste di asilo, ma a complicare le cose ci si è messa pure la Polonia, il cui ministro dell’Interno Mariusz Blaszczak ha comunicato questo pomeriggio che verrà posto il veto a qualsiasi nuovo piano Ue che obblighi gli Stati membri ad accettare quote di migranti.
Il quadro che appare sa molto di confusione e assai poco di linea comune. D’altronde anche questa è “Europa”.

