di Guido Keller –

Nessuno l’ha mai dichiarata. Tuttavia quella che viene combattuta nei territori del Donbass, nell’est dell’Ucraina, appare sempre più come una guerra fra Kiev e Mosca, fatta prima di tutto di proclami e di propaganda, con una parte che continua a denunciare la presenza di soldati russi e l’altra che continua a smentirla. Difficile dire chi abbia ragione, anche perché le informazioni delle intelligence appaiono contraddittorie, le immagini dai satelliti potrebbero essere state rilevate oltre confine e i 10 paracadutisti russi catturati dai militari di Kiev potrebbero aver sconfinato per errore.

Così, se gli ucraini riferiscono di essere stati impegnati in scontri con una divisione di blindati russi per il controllo dell’aeroporto di Lugansk, come ha comunicato il portavoce Leonid Matyukhin, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha stragiurato per l’ennesima volta che in Ucraina non ci sono militari russi e che “Non ci sarà un intervento militare: noi siamo favorevoli a una soluzione esclusivamente pacifica a questa gravissima crisi, a questa tragedia”.

Intanto i separatisti sono riuscirti nelle ultime 24 ore ad abbattere un altro caccia Sukhoi 27, a uccidere 7 militari di Kiev e a catturarne 680, di cui buona parte nella battaglia di Ilovajsk, nei pressi di Donetsk.

A preoccupare sono tuttavia le prese di posizione rigide del vertice che si è svolto a Minsk, in Bielorussia, fra gli ucraini, i separatisti, i russi e l’Osce, per cui il ministro ucraino della Difesa, Valeri Gheletei, ha affermato che “In Ucraina è arrivata una grande guerra mai vista dall’Europa dai tempi della seconda guerra mondiale” (…) “Le perdite si conteranno non nell’ordine di centinaia ma di migliaia e persino di decine di migliaia”. Ed ancora, “Oggi fronteggiamo le divisioni e i reggimenti, domani possono essere i corpi d’armata”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, intervenendo al Bundestag, è arrivata alla conclusione che non si tratta di “un conflitto all’interno dell’Ucraina, ma siamo di fronte a uno scontro fra la Russia e l’Ucraina”.

E il premier polacco Donald Tusk, nominato due giorni fa presidente del Consiglio Ue, ha rammentato che “Noi europei dobbiamo trarre insegnamento dal tragico settembre polacco (del 1939, ndr.) e dagli anni della Seconda guerra mondiale. Non è consentito avere un ingenuo ottimismo”.

Al Cremlino non è piaciuta di certo la minaccia di nuove sanzioni uscita dall’incontro dei Capi di governo dei Ventotto di due giorni fa e Lavrov ha invitato l’Occidente a “sedersi e a discutere, invece di minacciare sanzioni”. Ha poi aggiunto che Mosca “non sbatterà la porta in caso di nuove sanzioni occidentali e non uscirà dal Wto”. E che “la decisione del Consiglio europeo dimostra che l’inerzia delle sanzioni resta molto forte”, anche se la Russia “si riserva il diritto di rispondere” a nuove sanzioni “per difendere i suoi legittimi interessi”.

Lavrov inoltre non si è nascosto dietro un dito sui propositi della Nato di allargamento a Est, bollandoli come “assolutamente provocatori”. Ha poi chiamato in serata la collega italiana Federica Mogherini, prossimo Alto rappresentante Ue per la Politica estera: il ministero russo ha riportato che i due hanno parlato “delle possibili soluzioni migliori per trovare un accordo politico” per porre fine alla crisi.

Da Mosca Vladimir Putin ha detto di sperare “che il buon senso finirà col prevalere e che noi lavoreremo normalmente”, anche perché “né noi né i nostri partner pagheremo i costi derivanti da queste punzecchiature”.

Tuttavia i toni con Barroso, che lo ha chiamato per chiedergli il perché della presenza di militari russi in Ucraina, sono stati piuttosto duri: “Se voglio, prendo Kiev in due settimane”, gli avrebbe risposto Putin, anche se la cosa è poi stata smentita da una nota del Cremlino dove si legge che è stata riferita “fuori dal contesto, con un significato totalmente diverso”.